<3o 329 tavola disegnata e colorita da grande maestro; del secondo, la patria vanta nel duomo quella sua Processione si lodata dal Canova, e che molte volte si tentò derubare. E un vero fascino degli occhi, e noi più volte pendemmo immoti da essa, compiangendo la perdila di tanto artista mancato nel fiore degli anni. Dell’ ultimo giova ricordare alcuni affreschi, e la considerabilissima tavola del Limbo in San Liberale di Castelfranco, la quale è la miglior cosa di quel luogo, e la più ammirata dai forestieri dopo il dipinto del Giorgione. Anche Padova ebbe da Tiziano due grandi allievi, Damiano Mazza e Domenico Campagnola. Il primo morì giovane dopo aver compiuto in patria un sol lavoro degno di ricordanza, cioè Ganimede rapito dall’ aquila, dipinto in un soffitto, che per la sua squisitezza fu credulo di Tiziano e portato altrove. Venezia dovea essere il suo teatro, ove rimangono ancora alquante opere, la miglior fra le quali è la tavola di santa Cristina coronata da due angioletti, e con ai lati i due apostoli Pietro e Paolo, esistente nella chiesa dell’Abazia. Del secondo, cioè Domenico Campagnola, si narra che destasse gelosia in Tiziano. Dipinse a fresco, nella scuola del Santo, da valente scolare presso !’ incomparabile maestro. Più gli si avvicinò nelle pitture alla scuola di Santa Maria del Parlo, ove nel soffino avea espressi profeti ed evangelisti di grande disegno e di colorilo robusto, quattro dei quali, soppressa quella confraternita, si trovaron degni di decorare il soffitto dell’aula magna della nostra Accademia. Altri Padovani in questo tornio fiorirono seguaci di quella scuola, qual più, qual meno, famosi. — Si ricordano con onore, fra gli altri, Gualtiero e Stefano dall’ Arzere, il quale ultimo, nel Cristo in croce, ch’era a San Giovanni di Verdara, comparisce volonteroso d’imitar Tiziano, e nella sala della libreria in Padova sta a petto del Campagnola. — Si nomina Nicolò Frangipane, che lasciò un’Assunta a’ Conventuali di Rimini nel 1565, e un s. Francesco, mezza figura, opera del 1588, in S. Bartolommeo di Padova. — A Vicenza pure il Vecellio ebbe imitatori, e in Giambattista Maganza, capo di una posterità pittorica, che per molti anni attese ad ornare la patria; e vol. i, p. ii. 42