DAL 1920 AL 1933 patti turco-greci e turco-jugoslavi; in questi ultimi si parlò di « emancipazione balcanica », frase di incerto significato ma che non poteva essere diretta se non contro le ingerenze di potenze extra-balcaniche. La Turchia con ciò mostrava di accettare come definitivo il suo confine europeo alla Maritza con Adrianopoli. D’altra parte il suo trattato con la Russia aveva avuto la eccezionale importanza di mettere fine alle lotte secolari fra le due rivali orientali; poiché un oggetto delle loro discordie era sempre stata la questione degli Stretti, ora Turchia e Russia si presentavano unite per risolverla di buon accordo tra loro, ma in antagonismo con l’Inghilterra. Certo da allora la Turchia non lasciò passare occasione per rinnovare le proteste contro le decisioni di Losanna circa gli Stretti. Si osservi infine come dalla nuova amicizia turco-jugoslava la Turchia venisse posta in una posizione non amichevole verso l’Italia, e ciò non già per contrasti sostanziali, ma per l’avversione tenuta viva dalla Francia contro l’Italia nei tre lustri seguiti alla guerra. Inutile aggiungere come la Francia, perseguendo l’utopia di un grande sistema di stati balcanici amici suoi tra la Germania e il Mediterraneo, favorisse ed appoggiasse con ogni mezzo i tentativi per realizzarlo, avessero origine dalla prepotenza serba o dalle aspirazioni elleniche o dalla rassegnazione bulgara o (come vedremo anche avverarsi) dalle mire turco-russe. Fu particolarmente nel 1927 che, patrocinato dalla Francia, venne agitato negli stati balcanici, per iniziativa turca, persino il progetto di una Società delle Nazioni balcaniche; ma troppi interessi contrari ne impedirono anche un successo di incoraggiamento. Nel 1928, per iniziativa di Mussolini, venne invece concluso, fra Italia e Turchia, un patto di neutralità, 271