DAL 1933 AL 1937 16. Ripercussioni tra gli Stati della Piccola Intesa. Nella Penisola balcanica il prestigio dell’Italia e della Germania si accresce a detrimento del francese. Mentre volge al termine il 1936, la Jugoslavia, ammaestrata anche dai danni subiti per le sanzioni contro l’Italia, e come sempre restia ad allacciare rapporti col governo bolscevico moscovita, dà a vedere di cercare un affiancamento all’Italia. La Rumenia è scissa: mentre un partito (filobolscevico) tuona ancora risoluzioni di resistenza ad ogni revisione, di attaccamento alla S. d. N. ed ai patti della Piccola Intesa, un altro cerca di dissociarsi dalla bolscevizzante Cecoslovacchia per accostarsi ancor esso all’Italia ed alla Germania; anzi con decisione eloquente ottiene che siano richiamati insieme dai loro posti di fiducia tutti gli ambasciatori parteggianti per il precedente ministero di sinistra. La Cecoslovacchia stessa, pur ancor legata da patti militari con l’U.R.S.S., è agitata da partiti acerbamente con-trastantisi, fra i quali gli anti-bolscevichi accennano a conquistare il predominio. Il nuovo ministro degli esteri preannuncia accordi con l’Ungheria ed un avvicinamento economico agli stati dei Protocolli di Roma. Infine, fenomeno nuovo, in Ungheria vengono, dagli esponenti maggiori del pensiero magiaro, espresse opinioni ufficiali sensibilmente più moderate delle consuete sulle possibili soluzioni dei loro problemi internazionali (1). Nel dicembre si stipula con soddisfazione e con (1) Di fatto è permesso, con una sintesi delle opinioni recentemente espresse da eminenti personalità ungheresi, formulare questa deduzione. Chi avesse fino a pochi anni or sono ragionato in Ungheria di « revisione » avrebbe sentito esporre nettamente la