VICENDE E PROBLEMI DEI BALCANI mato da immensa folla. I suoi propositi erano espressi con serietà: regnare al di fuori e al di sopra dei partiti, ristabilire la disciplina nazionale e il fermo dominio della legge. Col nuovo governo monarchico gli elementi venize-listi poterono rivivere entro i limiti della legalità, tanto che agli albori del 1936 il nome del capo, malgrado la condanna a morte ancora vigente, comparve nelle liste delle elezioni politiche; la stessa scheda elettorale portava quale contrassegno ufficiale la sua effigie. Già da Parigi ove era esule, Venizelos parlava apertamente di un suo ritorno al potere, e vi si preparava per la primavera seguente- Senonchè la morte lo colse quasi improvvisamente il 18 marzo 1936. Le discordie divamparono un momento attorno alla sua bara; il governo non si oppose al ritorno della salma a Creta, ma non ne permise il passaggio per Atene, ove dimostrazioni di partiti e violenze di piazza avevano mostrato il malanimo degli avversari. Per dare un’idea della acrimonia esistente nei partiti greci, ricordiamo il fatto che il ministro della marina si dimise per non avere potuto impedire che due navi da guerra greche si recassero a Brindisi a ricevere e trasportare la salma alla Canea. Il nome di Eleuterio Venizelos resterà tuttavia in Grecia simbolo delle più alte aspirazioni politiche e civili della nazione. Interessa l’Italia un suo scritto (riportato da un amico quale suo testamento spirituale su di una rivista di Atene subito dopo la sua morte), nel quale dice di essersi formata negli ultimi suoi anni la ferma e inalterabile opinione che tutti quanti reggano la politica estera greca debbano ricordare come l’Italia avrà una parola preponderante nelle questioni del Mediterraneo orientale. Ciò 296