O ?lOa *J> Placido Fabrìs, Fra questi si nolano alcune copie lolle da Paolo Caliari, un ritrailo di un canonico, ed i ritratti dei genilori dell’autore. Altre opere qui sono, tulle, qual più e qual meno, degne di nota. Noi ci ristringeremo ad accennare: a) Rinaldo ed Armida di Francesco ìlayes; bj Ajace di Giovanni Demin; cj una veduta prospettica a capriccio di Vincenzo Chitone ; dj il ritratto di Carlo Goldoni di Domenico Pellegrini ; e ) quello di Tommaso Temanza di Pietro Long hi ; f) due vedute prospettiche di Tranquillo Orsi; gj un busto in marmo di Antonio d’Este ) ; e, finalmente, h) venlun pezzi di bronzi antichi. — Tornati alla sala da cui si venne, incontrasi la porta conducente alla sala nuova teste creila ; la quale non per anco ricevette decorazione se non nel soffitto, dipinto a chiaroscuro, e nel fregio portante le imagini dei pittori principali della veneta scuola. — I)a questa nuova sala, montando alquanti gradi, si giugne alle due grandi sale disposte a Pinacoteca. Nella prima, clic una volla per ordine veniva seconda, si custodiscono molte riputale opere della scuola veneziana, fra le quali avvene Ire appartenenti a scuole straniere. Le accenneremo di volo, additandole però secondo I’ ordine d’età, non come sono disposte, tanlo più quanto die la presente sala non ha per anco ricevuto stabile decorazione. Tiziano Veccllio ha qui Ire opere, clic marcano precisamente il suo esordire nell’ arte, il suo apogeo ed il suo tramonto. E la prima la Visitazione di S. M. Elisabetta ; la seconda il Battista nel deserto ; I’ ultima Cristo deposto, la quale, lasciala imperfetta, per morte, da lui, veniva compiuta dal Palma juniore. Dopo Tiziano, quantunque per età più aulico, poniamo Vittore Caiyaccio, che, nel martirio dei diecimila martiri crocifissi sul monte Ararat nell’ Armenia, mostrò quanto ei valesse nel vario delle attitudini, nella scienza del nudo e nella forza del colorito. Francesco Vecellio, fratcl di Tiziano, ha qui la Vergine Annunziata, opera rara, perchè pochi luoghi possono vanlar tele di lui. Giorgio Barbarella, detto il Giorgione, fe’vedere, nella tempesta di mare sedala a prodigio del-1’ evangelista san Marco, di san Nicolò e di san Giorgio, essere le lodi che il Vasari tributa a questa tela giuste e pesate. Giovanni