209 »o- Alla dilezione che il senato aveva per lei, corrispondeva la confraternita in modo filiale, sia col mantenere nelle guerre un numero di militi, sia collo esborso di denaro, e sia col farsi garante per lo Stalo di sei milioni di ducati in faccia la nazione. Negli ultimi tempi della repubblica, oltre di aver somministralo 18,000 oncia d’argento, oltre il dono spontaneo di 50,000 ducati, garantì essa repubblica, nel prestito chiamato di sovvenzione, per altri ducati 200.000. Ma caduto il governo veneto, la Confraternita perdette niente meno che il capitale di ducali 800,000, che avea a censo nella pubblica zecca, perde tutti gli ori, gli argenti ed altre suppellettili preziose, rimaste essendole poche cose, fra cui il ricco ombrello di drappo d’ oro e pochi vasi sacri di antico lavoro, i (piali avremmo (pii amato descrivere se avuto avessimo e tempo e spazio. — La Confraternita finalmente, soppressa insieme alle altre col decreto 25 aprile 1806, veniva nuovamente stabilita il 18 luglio dell’anno stesso, per essere votiva la chiesa, ed il Santo uno de’princi-pali protettori della città : c quindi, mantenuta dal pubblico con assegno mensile e colle sostanze de' religiosi suoi confratelli, a dir vero, con mollo lustro e decoro ogni di maggiore. — Abhiam dello essere votiva la chiesa a cagione, che il giorno festivo del Santo recavasi in essa il doge accompagnato dalla signoria, dal senato e dagli ambasciatori, e ciò a perpetuare la gratitudine verso il Santo per le grazie ottenute in ogni tempo, e principalmente ne’ casi di peste. — Le principali cariche della Confraternita, chiamate la banca, erano destinate ad accoglierlo. Il guardiano grande presen-tavagli un mazzetto di fiori, c collocavasi vicino ad esso; il solto-guardiano ne presentava uno pure agli ambasciatori ed alla signoria, mentre altri confratelli ne dispensavano a tulli gli altri del seguito. Entrato il doge in chiesa, cd approssimalo all’ aitar maggiore, il cappellano della Confraternita aveva il privilegio di dire la messa, mentre in tulle le altre occasioni spettava al cappellano ducale il celebrarla. Terminata la messa, i serventi portavano, sopra grandissimi bacili (l’argento, candele di cera in copia, clic venivano ad ognuno distribuite, cominciando dal doge. Di là passava la comitiva, vol. ii, p. il. 27