o 296 oìì» appunto nell’ anno citato veniva disposto per Casa di ricovero, accogliendo vecchi d’ambidue i sessi incapaci di alcun lavoro. Alcuni antichi legali dello spedale, ed i recenti ricchissimi, lasciali da Cale-rina Bonzi e da Giovanni Battista Soldini, servono a sopperire al mantenimento dei ricovrati. Parecchie pitture adornano pur questa chiesa. Non sono però tutte dearne di venir ricordale : laonde nomineremo soltanto la tavola dell’ ara massima con la incoronazione della Vergine, opera la più bella di Damiano Mazza ; la tavola d’ altare con la Vergine ed i santi Girolamo ed Antonio di Padova di Andrea Celesti; quella con Crislo morto di Carlo Loth ; e finalmente l’altra bella tavola di Jacopo Palma juniore coll’ Annunziata. LXIII. Anno 1675. Chiesa di santa croce degli armeni. ( S. di S. M.J Marco Ziani, figlio del doge Pietro, col suo testamento 5 luglio 1255 lasciava una sua casa situata in parrocchia di San Giuliano a favore de’ nazionali Armeni. Molti anni passarono che gli Armeni medesimi usavano di questa casa ; ma, desiderosi d’ aver una chiesa alfine di celebrare i divini uffizi secondo il rito di loro nazione, ottennero da Leone X papa la facoltà di erigerla. Essendo però la fabbricata cappella di mollo ristretta, chiesero nel 1665 di poter ingrandirla. Ne ottennero la permissione ; ma sollanto nel 1675 si mandò ad effetto, secondo alquante condizioni che legger poirannosi nell’ opera più volte citata del Cornaro. — Piccola è questa chiesa ; non ha che tre altari, e le poche pitture che la decorano son tutte fatture di Alberto Calcetti. LXIV. Anno 1678. Chiesa di sant’ eustachio (san stae), ima volta parrocchia, adesso oratorio. (S. di S.ta Croce.) La fondazione