canonizzazione del santo patriarca, fu detto di s. Domenico; ed ora, dall’anno 1567, chiamasi del Rosario. Appresso a dello oralorio, che a principio era assai angusto, fabbricowi il santo patriarca un piccolo monastero, di cui si vedevano non ha guari i vestigi nel ricinto del nuovo. — Flaminio Cornnro, che cita queste parole del Malvenda, asserisce che i documenti ond’ egli si crede avvalorarle altro non sono che un antico sommario di favole popolari ed insussistenti. Il Malvenda seguila narrando, che nell’ anno 1226 si ampliò per un miracolo il convento; che il doge Jacopo Tiepolo vide in visione una notte 1’ oratorio e la vicina piazza di S. Daniele piena di odorosi fiori, con alcune bianche colombe, che, portando croci d’oro sulle fronti, andavano volando per (pie’ fiori, intanto che due angeli discesi dal cielo profumavano con turiboli d oro quel sito ; e mentre egli ciò osservava, udì una voce clic disse : Questo è il luogo che scelsi a miei predicatori. Narri) il doge nel giorno seguente la visione in senato, che tosto decretò doversi concedere quaranta passi di nuovo sito ai religiosi per 1’ ingrandimento del loro monastero, e allora cominciò a fabbricarsi la magnifica chiesa sotto il titolo di Maria Vergine c dei santi martiri Giovanni e Paolo, di che ne fu poi fatto solenne stromcnto nell’anno 1234. — Osserva il Cornaro, aver dato forse causa a questo racconto i due angeli che con profumieri alla mano si veggono scolpiti sul sepolcro del doge Jacopo Tiepolo, ed un antico basso-rilievo affisso alla facciata esteriore della chiesa, che rappresenta il profeta Daniele nel mezzo de’ leoni : ma esso Cornar» poi nega 1’ autenticità di siffatto racconto, aggiungendo clic probabilmente fu tessuto bensì a tempi poco lonUini dal doge Tiepolo, ma che il diploma di lui descrivendo il suolo conceduto ai monaci siccome un luogo ricoperto dalle acque, non era possibile clic ivi fossero fabbricati oratorii, nè monasteri, e che le cronache veneziane antichissime non facendo verun cenno di queste cose, poca fede si può concedere ai documenti del convento. Confessa non pertanto essere indubitabile, che s. Domenico siasi trasferito a Venezia, per qui trattare col cardinale Ugolino, legato apostolico, di gravi affari della Chiesa universa e della sua