<&> 494 *©>• secolo scorso da circa ottomila abitanti, quando al presente non oltrepassano i tremila. Numerosi e riputati monasleri, palagi di patrizi, accademie, pubbliche scuole, ricche famiglie di mercatanti. Tra’palagi di qualche fama mostransi tuttavia, sebbene o quasi distrutti affatto o decaduti dall’antico splendore, e mutato il padrone, quei de’Vendramin, de’Barbaro, de’Da Mosto, de’Mocenigo, de’Gritti; altro che fu de’Visconti, poi dei Foscolo, e altri ancora. In quello dei Barbaro, poco stante dalle Zittelle verso San Giorgio, nel 1484 Ermolao aperse riputata accademia di fdosofia; e, nel secolo deci-mosettimo, lo storico Nani, divenutone possessore, quella de’ Filaleti, dediti agli studi naturali. Non ne rimangono che i vestigi, e un'iscrizione collocatavi, come più altre via per Venezia, da D. Vincenzo Zenier. Nella parte opposta dell’ isola prima di giugnere a Santa Eufemia, in un palagio eh’è tuttavia in piedi, eretto nel 1G19, era l’Accademia dei nobili, nella quale educavansi fino ai vent’anni dai padri Somaschi, a spese pubbliche, quarantasei patrizi di famiglie malagiate. Tre chiese sono aperte al presente a’divini uffici, ma più altre ve ne aveano in passato : quella di San Giambattista al cominciare dell’isola verso San Giorgio, con accanto uno spedale; quella della Croce, con monastero di monache Benedettine, insigne di reliquie, fra le quali il corpo di sant’ Atanasio ; quella di s. Giacomo con monastero di Serviti, prima Santa Maria Novella, fondata da Marsilio di Carrara a dimostrazione di gratitudine pe’benefizii impartitigli dalla repubblica; quella di Sant’Angelo, con monastero di minori Osservanti, così detta da un angelo d’antica scultura che scolpito vedevasi nella facciata esteriore ; quella de’ Santi Cosma e Damiano, con monastero di Benedettine, durata fino al 1810, benché il monastero cessasse fino dal 1807 : e quella di Santa Maria delle Convertite, chiusa essa pure nel 1810. Delle tre chiese che sussistono anche al presente, la principale tiene quasi il mezzo del-l’isola, ed è intitolata al Santissimo Redentore. Vuoisi sia il capolavoro del Palladio, e fu eretta nel 1578, per voto della città di Venezia liberata dalla pestilenza. Nell’interno sono pitture del Tintoretto, di Francesco Bassano, di Jacopo Palma e di Paolo Veronese;