La magnifica facciata tutta di marmo d’Istria, si eresse con la sopraintendenza di Giovanni Ballista Fattoretlo, e con 1’ oro della famiglia Manin, la quale sostenne pur anco la spesa dell’ aitar maggiore, mentre i minori altari si eressero a spese di altre pie famiglie. Soppressi i Gesuiti nel 1773, passò la chiesa a jus patronato ducale, e lasciossi ad uso delle pubbliche scuole conservale nel vicino convento. Le quali durarono fino al 1807, in cui convertissi il cenobio prefato a caserma, divenuta la chiesa succursale de’ Santi Apostoli. Risorto a nuova vita 1’ Istituto Lojoleo, a lui restituita veniva, e il di 31 luglio 1844 ne prendeva il solenne possesso. Moltissime sculture adornano questo tempio sì entro che fuori. I molti simulacri disposti nella delta facciata si lavorarono da Giuseppe Torrelli, da Francesco Bonazza, da Francesco Penso detto Ca Bianca, dai fratelli Groppello, da Pietro Baratta, da Antonio Tarsia, e da altri parecchi. Nell’ interno si veggono la statua di santa Barbara nel secondo altare, però non d’ ottima maniera ; il simulacro di sant’ Ignazio, sculto da Pietro Baratta; il maggior aliare disegno di Fra Giuseppe Pozzo e lavoro di Giuseppe Torretti e di Giovanni Battista Fattoretto ; e il bello e prezioso tabernacolo intarsialo di lapis lazzuli e diaspri. Finalmente, i due monumenti sepolcrali fra le opere di scultura nominiamo, l'uno sacro alla memoria del doge Pasquale Cicogna, morto nel 1595, disegnalo e scolpilo da Girolamo Campagna; l’altro, coprente tutta intera la parete interna della porta, eretto alla memoria dei tre procuratori di San Marco, Priamo, Giovanni e Andrea da Leze, ambi monumenti compresi nella nostra raccolta. — Passiamo in silenzio l’altro monumento ad Orazio Farnese, morto nel 1676, perchè di slil depravalo. Ricchissimo è poi questo tempio di celebrale pitture. E prima la tavola col martirio del levita Lorenzo dipinta da Tiziano, la quale, recata insiem con altre a Parigi nel 1797, qui tornava con la pace nel 1815. Di questo quadro insigne discorso abbiamo nella illustrazione per noi compresa nell’ opera nostra il Fiore della Scuola Veneziana. Esso venia risiaurato con somma sapienza e diligenza da Sebastiano Santi, non senza aver combattuto con la vol. h, p. ii. 40