c-® 357 *s> magnifico dipinto del Bonifacio, che figura Gesù che scaccia i profanatori del tempio. Chiesetta. Dipinta anche questa da Jacopo Guaranna e da Girolamo Colonna Vingozzi, accoglie un bellissimo altare disegnato da' Vincenzo Scamozzi, nella di cui nicchia è collocato il gruppo della Vergine col Putto e alcuni angeli, insigne lavoro di Francesco San-sovino, donato dal figlio Francesco alla repubblica, e prima collocato in lesta alla sala del maggior consiglio. Per fianco all’ altare accennato sonvi due ¡torte, l’una delle quali mette ad una piccola sacrestia, 1’ altra conduce ad una scala per la (juale discendesi alla sala, una volta detta de’filosofi. In fondo alla detta scala conservasi l’unica pittura che a fresco intatta rimanga di Tiziano Vecetlio: in essa è figurato, con gran forza di colorito e con magnitudine di modi, san Cristoforo. Per fianco sonvi due figure colorite da Giuseppe Sahiati. Sala dei filosofi. Così chiamata per le pitture una volta (pii esistenti, e che figuravano appunto i principali filosofi ; le quali, tolte per l'oscurità del luogo, recaronsi ad ornar le pareti della sala della antica libreria di San Marco, ove anticamente esistevano. Nulla avvi quindi da rilevare, e soltanto diremo aver servito le stanze qui intorno disposte ad abitazione del doge. Le quali stanze, sei di numero, contengono quale un sontuoso camino scolpilo certamente da Pietro Lombardo, (piai altra soffitti dorali con intagli vaghissimi, con pitture in parte superstiti, e I’ ultima, detta la camera degli stucchi, conserva alquante pitture lasciate alla repubblica da Jacopo Contarmi, fra le quali son degne di nota la Vergine del Satinati, Cristo inorlo del Pordenone, l’Adorazione de Magi del Bonifazio e la Nascita del Salvatore di uno de’ Bussani. Sala dello scudo. Appellata cosi dal tenersi in essa lo scudo, ovvero arma gentilizia del doge l egnante ; ora sostituito dall’aquila imperiale. Riceve essa ornamento da ampie carte geografiche dimostranti i viaggi di Marco Polo, degli Zeni, del Cabota e di altri celebri viaggiatori veneziani ; carte che furono rinnovate ducando Marco Foscarini. — Da questa sala si passa alla Camera degli scarlatti. Cosi detta dal vestirsi clic in essa faceva