489 -“3> compresa (Notizie delle chiese di Venezia, ec. ut supra, face. 185). L’ospedale, al termine delle crociale, e fatti meno frequenti i passaggi in Oriente, fu abbandonato, e l'isola si tenne dai canonici regolari Lateranensi, i quali, secondo alcuni, vi si erano piantati fino dal secolo duodecimo. Questi la cessero nel 1641, altri scrivono 1644, con vendita, agli eremiti Camaldolesi di Monte Corona, detti anche di Rua, che l’ebbero fino agli ultimi tempi. Al presente è luogo destinato a confinarvi que’del clero del regno Lombardo-Veneto, che avessero sciaguratamente porto a’superiori ecclesiastici cagione di usar loro rigore. Notabile n’è la chiesa edificala intorno la metà del secolo XVII, di cui vedesi alcuna traccia nel soverchio degli ornamenti. Sono nella facciata, condotta a spese di Bernardo Morosini, in tre ordini, divisi da semplici cornici e scompartiti da ante con certa qual aria lombardesca, sculture esprimenti nostra Donna, i santi Benedetto e Romualdo, non che lapidi in onore di Francesco e Tommaso Morosini, padre e fratello a Bernardo. E ragionevole la supposizione (Siti pittoreschi, ec., face. 19) che la chiesa si riedificasse sopra modello antico, e vi si aggiugnessero poi i sudde-scritti ornamenti ; e ciò spiegherebbe la discordanza fra l’una e gli altri. L’interno c fregiato di buone pitture della scuola del Bassano, d’altre del Padoanino e del Lazzarini, non che di monumenti sepolcrali. Havvi pure una cappellina isolala coperta di finissimi marmi e sculture, tra le quali nella parte rispondente al coro vuole speciale riguardo l’Adorazione de’ Pastori operata in basso-rilievo dal Mazza. Questa cappellina ripete internamente la santa Casa di Loreto. Qualche libro fa pur menzione d’un marmo antichissimo con geroglifici egiziani (Descrizione dell’ isole, ec., face. 7), di cui i più recenti descrittori si tacciono. San Secondo. Quest’ isoletta, distante circa un miglio da Venezia, alla volta di Mestre, fu a principio intitolata a Santo Erasmo, vescovo di Formio e martire, la cui immagine vedevasi appesa a un palo soprastante al padule, e invocavasi da’ pescatori nelle burrasche. La patrizia famiglia Baffo nel 1034 vi edificò un monastero non molto ampio, e lo dette ad abitazione di monache Benedettine. vol. ii, p. ii. 62