309 «S> fin al 1662, nel quale anno per opera del cappellano Ermanno Stroiflì venne in essa introdotto 1’ istituto dell’ oratorio fondato dal Neri. Riesciva allora troppo angusta la chiesa per la frequenza del popolo, e perciò atterratasi 1’ antica fondossi più spaziosa la nuova chiesa, la prima pietra della quale venia posta li 5 agosto 1705 da Giovanni liadoaro patriarca. Un decennio lavorossi intorno alla nuova chiesa sul disegno di Antonio Gaspari, resa poscia adorna di statue, di ben operati altari, e di tavole, le migliori che aver si potè dagli artisti di quell’ epoca. Quindi lavorarono Giovanni Battista Piazzetta, Pietro Moro, Jacopo Amigoni, Gregorio Lazzarini, Francesco Solimene, e, per tacer d’ altre opere minori, Giambettino Ci-gnaroli, il quale lasciava due opere degne di onorata ricordanza. La prima è la tavola d’altare con la Vergine e il beato Gregorio lìarbarigo, alterata un po’ dal tempo nella splendidezza delle tinte, a cagione della imprimitura : la seconda ( e questa sta nel vicino oratorio) mostra la Vergine e San Filippo Neri, bellissima per fluidità di pennello, per amorosa condotta e per ombre trasparenti. — La cappella maggiore si disegnò da Giorgio Massari, da cui nacque 1’ errore in molti scrittori di attribuire a questo architetto tutta intera la chiesa. — Alquante sculture di Giuseppe Bernardi detto Tornito sparse qui sono. Fu egli che lavorò le otto statue di marmo nelle altrettante nicchie disposte tutte intorno : fu egli che sculse gli otto basso-rilievi con azioni della vita di San Filippo; e se mancano queste opere di disegno e di quella espressione richiesta, sono pure condotte con molta diligenza. 11 tabernacolo eziandio è degno di ricordo, sia per la preziosità dei marmi, che per la mole sua ricca e cospicua. Preziose reliquie qui si venerano ; e sono : a) due frammenti del legno della santissima Croce ; bj alcuni capelli della Madre Vergine ; cj un piede del martire san Marnante, reliquie tutte donate da Regina Giustinian Morosini, che le ebbe da Francesco Morosini, qui recale da Candia. Ed il medesimo doge Francesco Morosini donava qui una intera sacra Spina della corona del Redentore, trasportata parimente da Candia.