« provenienti (la casa Memmo. Le imprese dei Mocenigo, dipinte dal Tintoretto, decorano le sale, e per le stanze riccamente ornate, pendono le immagini degli illustri di questa famiglia e altri dipinti pregiatissimi. Ricordiamo avere in uno di questi palazzi abitato lord Byron nel 1818, ove compose i primi canti del D. Giovanni, il Bepo, ed una parte delle tragedie Marino Faliero, Sardanapa/o, e La vision del giudizio. Qui pure egli ospitò il celebre suo amico Tommaso Moore. LXXV. Palazzo pisani (S. Stefano, in campo). Oscura è l’epoca del primo sorgere, nonché il nome dell’architetto di questo palazzo : pure l’epoca si può assegnare alla metà circa del 1600, e l’ultimo architetto, per le parti più nobili e più corrette, il conte Francesco Frigimelica vicentino. Sorge d’ ordine rustico con pilastri ionici, con bellissimo atrio, con due cortili, quali in nessun palazzo ritro-vansi, con ringhiere di vivo, uno più dell’ altro grandiosi. Magnifica è la principale delle varie scalee, ricchissima di marmi e di statue colossali. La magnificenza interna del palazzo sorprende a chi si trasporta negli anni del veneto fasto. Veggonsi dipinti del Gua-ranna, dell’ Arnifjoni, di Giovanni Battista Tiepolo, di Sebastiano Rizzi, del Cignaroli, di Giulio Carpioni. stile del decadimento. ARCHITETTI TIRALI, SARDI, MASSARI, MAZZONI, tremignan, COMINELLI, VISENTINI, ROSSI, GASPARI, eCC. LXXYI. Palazzo era dei diedo, ora rimini ( Santa Fosca). Col disegno di Andrea Tirali si eresse questo colossale palazzo, che non ha altro merito che quello di essere una gran mole, e che appunto per ciò non veniva neanche compiuto nella parte postica. Il fu cav. Diedo, che qui nacque e crebbe, consigliò non venisse compreso nell’ opera de’ palazzi che il Kier pubblica, e che illustra il Fontana, rilevandovi tali peccali mortali indegni di qualsiasi architetto. Noi lo abbiamo qui registrato, e perchè è fabbrica grandiosa,