di terra, l’ingresso conserva qualche maestà ; e nel piccolo vestibolo scorgesi in marmo l’antico blasone della famiglia ordinatrice. Un atrio ricchissimo s’apre a man destra, e con colonne prolungasi fino alla magnifica riva sul canal grande. Le scale marmoree sono veramente reali ; conservano tuttora qualche statua sui balaustri, due specialmente, lavoro di gentile scalpello. Trovansi nella gran sala pitture di Luca Giordano e del Ribera, detto lo Spagnolette, e Bonifazio dipinse i soffitti del piano nobile. Ai lati della porta, due statue, che sostengono i due globi celeste e terrestre, e sopra le altre cinque porle minori altrettanti busti, sono opere di Alessandro Vittoria. — Molte feste, e anche a pubbliche spese, si tennero in questo palazzo in solenni occasioni della repubblica. LXVII. Palazzo belloni battaglia ( Sant’ Eustachio, sul canal grandeJ. Architettava questa fabbrica il sopraccitato Bahlassare Longhena, improntandovi però, più che in altre sue, uno stile che sente troppo del decadimento dell’ arte; sia in alcune proporzioni non al tutto armoniche, e sia nei sopraornali delle finestre, rotte ne’ reme-nati, per inserirvi, con idea alquanto barocca, de’ vasi ; che che ne dica il Martignoni, che la vien celebrando di struttura mirabile. E però quanto basta magnifica la fabbrica che si descrive, e ricca di marini d’ Istria e di sculture di teste e d’ ornamenti, anche sul fregio. L’ atrio è nobile e grandioso ; cd è decorato con busti il cortile con regia magnificenza. Comode sono le scalee, e le sale e le stanze recano porte di non ignobili marmi, e dipinti ne’ soffitti e nelle pareli, opere di David Rossi, del Canal, del Borsata e di altri. LXVI1I. Palazzo giustiman lolin ( San Vitale, sul canal grande ). Co’ disegni del citato Longhena erigevasi pure questa mole, che presenta nel suo insieme il medesimo carattere del palazzo Lezze testé descritto. Disposta in tre ordini dorico rustico, ionico e corintio, offre belle proporzioni di parti ed ottima euritmia. Il Coronclli ce lo diede intagliato. Qui abitò Francesco Aglietti, e qui passava alla seconda vita, lasciando di sé fama non peritura, sia per la sapienza nell’ arte salutare, come pel gusto squisito in fatto di belle arti.