<3. 388 -«> di due quinti dell’ altezza delle medesime : il che non ad altro si può attribuire clic a un bizzarro vezzo di ornare, esclusa restando ogni idea di risparmio in un’ opera di tanto spendio. Ricca del pari e I’ altra porta spettante al minore prospetto, e leggiadri sopra ogni credere riescono i linimenti dell’ opera. Ciò che attrae più di tutto I* occhio sono le prospettive situate nei campi dei quattro in-terpilastri che (¡ancheggiano le due porte in pian terreno. Sono esse condotte con tale artifizio c giustezza di regola da indurre in inganno e sorprendere, come con si poco rilievo si possa portar tanto innanzi l'illusione, accresciuta dall’ industre collocamento di due sculture in basso-rilievo rappresentanti storie di san Marco ; ed in ¡specie di due leoni, grandi al naturale, si bene scorciali che pajono uscire, nel mentre producon 1’ elicilo di mandare indietro di molli passi il fondo della prospettiva. Andiam debitori di tutte e quattro al valente scarpello di Tullio Lombardo, come, delle statue sopra la porta nel frontespizio, lo siamo, per testimonianza del Sansovino. a quel mastro Barlolomnieo che fece la porla del palazzo ducale. Per colmo di magnificenza, prodigalizzata senza economia, è da notare che I’ opera è tutta incrostata di scelli marmi, e v' hanno tracce sicure che tutte le parli ornamentali fossero poste ad oro, il che avrà prodotto il più maraviglioso spettacolo, qualor per la prima volta sarà stala scoperta e liberata dagl’ ingombri questa superba fabbrica, la quale cammina adorna degli stessi due ordini, bensi con maggiore semplicità, sul lato a ponente che guarda il rivo. La interna magnificenza e squisitezza metlevasi una volta all' unisono coll’ esteriore. Esistono ancora due soffitti magnifici, nei quali si trova a meraviglia congiunta la semplicità dei comparti all’ eleganza r sceltezza degli ornamenti. Come è ben da supporsi, questa fabbrica fu «impresa nella collezione «Ielle più classiche nostre, e veniva illustrala. con pari eleganza, da Antonio Dinlo. nome per noi reverendo e «carissimo. Da quella illustrazione cavammo alquante parole. XVI. Poste ni iuyovlto. Divisa Venezia dal gran canale in due parti, venivano queste poste in comunicazione tra loro per mezzo di alcune barche appellate ttolt, delle quali in quest' opera se ne parla