o 52 *ì> si vede. Di fatti si osservano attorno il quadro sedici immaginelte di Santi condotte in oro e smalto, con quell’ artificio medesimo con cui sono lavorate le pitture dell’aurea tavola, come a suo luogo diremo; le quali argomenta il Molin (i) appartenessero all’antica cornice : anzi la recente, crede egli lavorata a somiglianza di quella venula qui da Costantinopoli. Questa cornice è ricca per molto oro ed argento, e per gioje preziose. L’ aliare che si descrive era dicato, come si disse, all’ evangelista Giovanni; ma nel 1617 (2), per cura del procuratore Giovanni Cornare, si tolse la benedetta immagine dalla sagrestia, ove pria cuslodivasi, e, adornata 1’ ara di nuovo, vi fu riposta, onde il popolo avesse più agio ad onorarla. Ai lati poi dell’ altare son bellissimi getti in bronzo i due Angeli, forse lavoro dello stesso artefice fusore degli altri bronzi qui esistenti, e clic, sì nell’ uno che nell’ altro portello, come a’ piedi di un angelo, lasciò le sigle : B. B. F. Mal dunque dissero e il Me-sclnnello, e lo Zuccliini, ed il Piazza, esser queste opere del Sanso-vino, se le riportate sigle ed il tempo in cui vennero compiute smentiscono il loro asserto. Tale osservazione si deve al Mo-schini (3). Cappella di Sant’ Isidoro. A parte destra dell’ altare descritto, e sotto il grande albero genealogico di .Maria, è collocata questa cappella chiusa da una porta di bronzo. Il doge Andrea Dandolo, verso il 1350, la fece costruire, e cinque anni dopo fu compiuta, come rilevasi dalla inscrizione posta sull’ altare, che conserva il venerando corpo del martire Isidoro, recato in Venezia da Scio nel 1123, per cura del doge Domenico Michiel. (1) Dell’antica immagine di .Maria Santissima che si conserva in S. Marco. Dissertazione del can. Agostino Molin, pag. 29, Venezia ; Zerletti, 1821. (2) 11 predetto can. Molin, nell’opera citata (pag. 163), per errore assegna all'anno 1G18 la nuova fabbrica di questo altare, quando dalla narrazione impressa dal Pinelli 1' anno 1617, citata dal Meschinclto (voi. Il, pag. 87), si viene a sapere, come appunto nel 1617 fu adornato di nuovo l'altare, per cura del procuratore Giovanni Cornaro allora cassiere. (3) Op. cit., voi. 1, pag. 3i5.