<- 401 -K> ameni delle arti. Viene il fabbricato stesso composto dalla vecchia chiesa di Santa Maria della Carità, dalla soppressa scuola appellata con egual nome, e dal monastero già architettato dall' immortale Palladio sul modello della casa degli antichi Romani, com’egli stesso ci narra (lib. 11, cap. ti della sua Archilctlura). 11 fatale incendio accaduto il dì 16 novembre dell’anno 1030 consunse la parte più interessante, compreso il teatro, nè rimase di tanta mole superstite che un lato dell’ esterno cortile, tutto di opera laterizia, diviso in tre ordini, dei quali i due primi con logge cd archi di squisito lavoro, una magnifica scala elittica cd un elegante tabiino, che antica mente era ad uso di sacrestia. Questo lato otteneva un ristauro nel 1829, e n’ era commessa la esecuzione al prof. Francesco Lazzari. Fu allora clic, mosso egli dall’amore dell’arte, venne osservando alcune particolarità della fabbrica, non da altri avvertite, c queste volle raccogliere in un opuscolo (Venezia, 183li). L’antica chiesa veniva divisa in due piani, nell’ inferiore ile’ (piali disponevansi le scuole di architettura, del nudo c di pittura, e nel superiore si divisavano due sale per contenere i modelli in gesso delle opere più famose di scultura, la maggior parte (pii pervenute per acquisto fattone da Sua Maestà dagli antichi possessori i Farsetti. In vicinanza al lato del cortile palladiano furono erette dai fondamenti, mercè la munificenza sovrana, due amplissime sale ad uso di Pinacoteca, delle quali fu posta solennemente la prima pietra il dì 30 aprile 1821. Poi, per lo splendido lascito del noi), cav. Girolamo Contarmi, si ridussero altri due luoghi per accogliere condegnamente le preziosità da esso legate, e, finalmente, per tacer d’altre riduzioni di minor conto, ma non però di minore utilità, accenneremo alla nuova fabbrica in quest’ anno ( 1847 ) compiuta, l’aggiunta cioè di una nuova sala ed altre minori stanze, affine di mettere in comunicazione l’aula magna dell’ Assunta colle due nuove sale testé accennate. La quale aggiunta non è che breve parte dell’ ampia riduzione immaginala dell’ intero fabbricalo accademico, promossa con ferina deliberazione dell’attuai preside della R. Accademia, S. E. il barone Francesco Galvagna; per cui d’ora innanzi passo VOL. II, p. II. 54