<3* 446 *i=- palazzo che siam per descrivere, quantunque offra un misto di stili fra loro diversi. E prima, il grande atrio d’ingresso sostenuto da archi e da colonne, marca nei capitelli lo siile gotico originario della fabbrica; senza notare le molle altre traccie che scorgonsi dello stile medesimo nel lalo dalla parte di San Vitale. Poi l’ordinamento del prospetto principale è opera del Sansovino, almeno come ne dice il Cornicili; ma se non è suo, c certo di quello stile. Il prospetto poi, dal lalo sinistro guardante il campo di S. Stefano, vuoisi non senza probabilità, anche per sentimento del Diedo, opera del Palladio. Diffalti, sente del gusto dei palazzi Thiene e Porlo. Diviso in due ordini, ionico e corintio, offre aspelio piacente, quantunque la simulata porla nel centro non sia di stile corretto : forse che si sarà alterala dall’ esecutore, pur troppo avendo avuto disgrazia il Palladio di essere mal servito in taluna fabbrica, fra le quali, quella del Redentore, da chi lo surrogò dopo morie. La principale facciata era, come nota il Ridolfi, dipinta da Giuseppe Salviati; ma ora non rimane che il desiderio di quelle opere egregie. Sono superstiti tuttavia alcuni resti di quella magnificenza, con la quale piacque di ornare questa loro dimora i Loredani, fra’ quali Leonardo che fu poi doge. Tali sono alcuni stucchi lavorati facilmente dal Bombarda e dal Vittoria. 1 soppalchi ed i fregi, taluni posti ad oro, le sotto finestre e i contorni delle porle di eletti marmi, e in fine alcuni soffitti, uno fra’ quali dipinto a fresco dall’ Amigoni. LUI. Palazzo erizzo, poi morosini, quindi valmarana, ora di varie proprietà (San Canciano). Passato il ponte presso alla chiesa antedetta sorge quest’ ampio palazzo con largo cortile adorno di statue. 11 Ridolfi (Vite, ec., part. I, fac. 310) lo dice fabbricato con modelli di Andrea Palladio, accennandolo dipinto da Paolo Caliari e adorno di stucchi condotti dal Vittoria. Che sia veramente opera di Palladio quest’una, non diremo adesso, sendo questo argomento di lunghi studi, tanto più quanto che nella Vita di Palladio testé scritta dal Magrini non è fatta di esso menzione alcuna.