o 545 «o> quando il doge Tommaso Mocenigo, zelatore del patrio decoro, mosso dal desiderio di vedere la sede della repubblica rispondere alla propria dignità, l’ultimo anno del suo reggimento, cioè nel dì 27 settembre 1422, proponeva in senato di atterrare la vecchia fabbrica per costruirla nuovamente, riccamente, e secondo l’ordine già eseguito per la sala del consiglio maggiore; pagando egli la pena di mille ducati inflitta a coloro che fatto avessero simil proposta, come dalla parte già presa in senato. — Sennonché tanto zelo otteneva premio condegno, sendo stala a pieni voli accolta la proposta nel maggior consiglio, e statuita la nuova fabbrica. Egli, il Mocenigo, non vedeva però il fruito delle sue sollecitudini, che moriva pochi mesi appresso. Ma ben lo vedeva il di lui successore Francesco Foscari, il quale, non appena salilo in trono, parve a’padri (scrive il Sansovino) d’ampliare il Palazzo, et farlo condegno a tanta Piazza et a tanta città. Et cominciando dal cantonale (cioè dal punto ove si scorge Venezia seduta su due leoni, scultura locata sopra il traforo della colonna di maggior diametro nel prospetto guardante la piazzetta) dove fu lanciato il vecchio, si tirò fino alla porta grande, che si chiama hora alla Carta : et coperta la faccia di marmi rossi et bianchi distinti in piccioli quadri, il detto Principe vi fabbricò la porta di marmo, con la sua statua con diverse figure. Die-desi principio al lavoro di della porta il di 9 gennajo 1459, e fu opera di Bartolommeo, almeno se non inganna la iscrizione posta sul sopracciglio della porta medesima. — Diciamo se non inganna, perchè è dubbia pei documenti testé rinvenuti. Tutti questi lavori si compierono ducante il Foscari, alla «li cui morte, accaduta nel 1 457, era giunta la fabbrica fino all’ imposta del grande arco di fronte alla scala de’ Giganti. Assunto al trono Cristoforo Moro, egli curava venisse quel prospetto compiuto. E compievasi in fatti, come si vede per le armi del Moro scultc sul pinacolo di quella fronte, e come meglio scorgevasi per la sua ima-gine genuflessa davanti al leone, tolta nel 1797 dal furor democratico. Rimase però a decoro di questa fronte, fra le altre sculture, le due statue di Adamo e di Èva lavorate da Antonio Riccio o Rizzo. vol. », p. il. 44