-=s» 354 •stoppinilo dalle quattro porte ornatissime disposte intorno ad essa, le quali riescono a’diversi luoghi. Venne cosi ordinata da Andrea Palladio dopo l’incendio accaduto del 1574, ed il soffitto è opera di lui, quantunque manierato, nè proprio dello siile castigato di quel-l’illustre architetto. Non parlando delle citate porle, ornatissime per marmi preziosi, e spiccale colonne e statue lavorate da Girolamo Campagna, da Francesco Castelli, da Alessandro Vittoria e da Giulio dal Moro ; accenneremo di volo soltanto alle maravigliose opere di pittura in essa sala disposte. E prima Tiziano Vecellio ha qui il dipinto con la fede del doge Antonio Grimani, lasciato da lui imperfetto e compiuto quindi da Marco Vecellio, come proviamo nella citata opera nostra, che illustra questo palazzo. Il quale Marco Vecellio dipingeva i due guerrieri che chiudono ai lati il quadro notato. Poi Giovanni Contarmi qui lasciava il riacquisto di Verona fatto dal generai Contarmi contro le armi viscontee, e lasciava eziandio l’orazione del doge Marino Grimani. Carletto e Gabriele Caliari operavano gli ambasciatori di Norimberga, la qual chiedea le leggi veneziane a norma del governo loro, e gli ambasciatori persiani che offrono preziosi drappi al doge Marino Grimani ; e finalmente Andrea Vicentino in ampia tela mostrava la venula a Venezia di Enrico III re di Polonia e di Francia. Il proteiforme pennello di Jacopo Tintoretto empieva poi di simboliche imagini lutto intero il soffitto, mostrando quanto ei valesse anco nell’arte dell’affresco. — Da questa sala si passa all’ altra Sala dell' anti-collegio. Soggetta anche questa sala al fuoco clic arse nel 1574, fu così ordinata da Vincenzo Scamozzi. Il soffitto, disegnato dal medesimo architetto, fu operato poi dal Bombarda, dal Vittoria e da altri in quanto riguarda gli stucchi; e in ciò concerne alle pitture a fresco da Paolo Veronese, ristaurate poi nel secolo passato da Sebastiano Rizzi. Le pareti recano nella superior parte altri affreschi del detto Paolo ; e nella inferiore, ornata alcun tempo dopo, sono sei dipinti operali da Paolo Veronese, da Jacopo da Ponte detto il Passano e da Jacopo Tintoretto. Il primo espresse il ratto d'Europa, celebratissimo quadro, rapito nel 1797, e qui