-=3» «3> LXIX. Palazzo widmann (San Conciano). Anche questo palazzo, pubblicato da Coronelli, é opera del Longhena. Costrutta la facciata di marmo d’ Istria, fa vedere il decadimento dell" arte, principalmente nelle gravi mensole che sostengono il poggiuolo del piano nobile, ricorrenti, con non felice pensiero, sopra le quattro colonne doriche, che servon d’ornamento alla porta barocca d’ingresso. A chi entra, se gli desta triste pensiero, osservando come è tenuto dal suo proprietario. LXX. Palazzo flangini (San Geremìa, sul canal grande). Dello stile del Longhena è pure questa mole, a cui manca l’ala destra per difetto di spazio. Disposta in tre ordini, rustico, ionico e dorico, ha molle belle parti ; mancando però di proporzione fra la sua larghezza ed altezza a motivo appunto della deficienza notata dell’ ala deslra. Nobile atrio la decora; ma l’interno fu alterato per le molte divisioni praticatevi. Qui nacque il celebre Lodovico, che fu cardinale e patriarca di Venezia, primo traduttore dottissimo del greco Apollonio Rodio. LXXI. Palazzo marcello, poi pedemonte, ora papadopoli (calle del doge a Santa Marina). Lo stile è della scuola del Longhena, e l’imperfezione del lato destro nel prospetto sul rivo deriva dal-l’aversi dovuto conformare la mole nello spazio di quello che prima sorgeva. Vi si scorge il decadimento dell’ arte. Negli stemmi ben rilevati in marmo negli spazi laterali delle finestre del primo ordine scorgesi ancora l’insegna dei Pindemonti succeduti ai Marcello. LXXII. Palazzo era dei donato, ora tedesco (alla Maddalena). Di stile eguale al descritto è pure questo palazzo, la di cui fronte porta un poggiuolo che tutta la cinge. Rimarcasi però la tradita medielà, essendosi aperte le finestre in numero pari (otto), per cui la porla cade fuori del centro. Le infinite alterazioni che si fece nel-l’interno accusa la barbarie di chi le ordinò, per cui Iraccia alcuna non rimase della vetusta sua magnificenza. LXXIII. Palazzo era dei ruzzim, ora priuli ( S. il/. Formosa, in campo). Il Coronelli dice questo palazzo dell’ architetto Barto/om-meo Manopola o Manopola, che fioriva ancora, giusta il Moschini, nei