^ 216 -=> scbbcn non manchino altri esempi in altri luoghi, come all’Annunziata presso gli Eremitani in Padova. Ma passando da questa all’ altra sala, detta 1’ Albergo, ti si affaccia tosto alla vista quel miracolo della veneziana pittura, in cui il Tintorelto vinse sé stesso, mostrando (¡uanto valeva nell’ arte emula della natura. Rappresenta la miseranda tragedia compiuta sul Golgota dall’ Uomo-Dio. — Ecco la vetta dell’ infausto monte, ed ecco Gesù già confitto sul duro letto di morte, che volge il capo alla destra, e sembra in atto di lamentarsi dell’ arsura che il cuoce. Di retro alla croce è appoggiata una scala, sulla qual monta uno in azione d’intinger la spugna entro una scodella che un altro reca fra mani. Al basso è Maria svenuta fra le donne che seguirono, secondo Matteo, il Nazareno. Alla destra, Giovanni innalza la testa verso il divino Maestro, e colla manca mano prende la man di Maria, accettandola per Madre, siccome Gesù disponeva. La Maddalena, più d’accosto alla croce, mira il Salvatore, e, con gli occhi velati di amaro pianto, apre le braccia a sfogar la intensità del cordoglio che serra in petto. E in ginocchio il Giusto, ricordato dalle evangeliche carte, e prega Maria non voler abbandonarsi nel suo dolore. Intanto alla destra, già legato sulla Croce, viene eretto il Ladrone compunto, che, volgendo la testa al Signor suo, prega perdono, e riceve salda promessa di conseguire il regno de’ cieli. Alla sinistra, il pertinace Ladro fa forza onde non esser legato, e due giudei lo trascinano a stendersi sul legno infame. Dinanzi, due giuocan le vesti, ed uno fende il terreno per apprestare il loco ad erger la croce del reprobo ; qui e qua per la scena son giudei belfeggianti il Salvatore, ci sono romani soldati con insegne a guardare il monte, fra’ quali, alla manca, salito su bajo destriero, è il Centurione, che confessa Gesù essere figliuolo di Dio ; vi è Longino. alla destra, parato con la lancia a trafiggerlo nel costato divino. Alberi annosi e verdi piante chiudono da ambe le parti la scena, e alla destra si scorge la città di Gerosolima, cinta e secura nelle sue torri, le quali ben presto, secondo la predizione del Tradito che muore, minate cadranno, per non mai più risorgere.