<ì» 4SI «ì=- colonnclle. L’interno è come era al cadere della repubblica, e la ricca Pinacoteca, ora in vendita, sarà soggetto in altro luogo al dir nostro. STILE DEL VITTORIA, DEL LONGHENA E DEL 1MONOPOLA. LXIII. Palazzo balbi (San Panlaleone, in volta di canal). Vuole il Temanza, e approvasi dai maestri dell’arte, che questa sia opera del Vittoria ; non abbastanza pura negli ordini rustico, ionico e composito per poterne encomiar 1’ eleganza ; benché ispiri 1’ insieme un’ aria di magnificenza che ne rendono tollerabili i difetti. Fu innalzata intorno agli anni 1582. Rimangono nel tetto superstiti gli informi acroterii, su cui sorgevano due obelischi, divelli dall’ uragano dell' anno 1822, con offesa dell’ integrità dell’ architettonico monumento, interessando per essi il carattere della fabbrica, giusta lo stile dei tempi. Entro sono da commendarsi le scalee, due delle quali a spira; la gran sala e quella dei ricevimenti, e gli addobbi delle altre, fra cui sono da rilevarsi le sculture della scuola del Campagna, nonché un soflilto a fresco del Guaranna. Notiamo per sola curiosità aversi «pii ospitato il duca di Wurtemberg negli ultimi anni della repubblica, ed avere qui Napoleone, allorché venne in Venezia, veduta la regala, che, per onorarlo, si diede dal municipio. LXIV. Palazzo lezze, ora antonelli (S. M. della Misericordia). Questa vasta ed alla mole, che occupa grande estensione, fu eretta da Baldassare Longhena, in tre ordini, toscano, dorico, corintio, non senza particolari bellezze architettoniche, con la faccia ornala di marmi e di vaghissimi intagli e di graziose teste, specialmente di donne collocate nelle serraglie dei vólti sì dei poggiuoli che delle finestre. Ricorda il Martinioni le teste e i busti dei dodici Cesari intorno alle muraglie del già cortile, ora orto, lavorati da Francesco Cavrioli. Nelle sale dei conviti vedesi un magnifico camino, architettalo in forma di tempietto, con alcune colonne scanalate di ordine corintio, ornalo di marmi vari, e con molli ornamenti, che il carattere accusano di Giusto Le Court, opera del 1754, come da