CONCLUSIONE. Nel con chiudere quest1 articolo degli archivi privati, confesseremo che per varie circostanze non si è potuto ridurre a quel grado di perfezione che si avrebbe desiderato. Non tutti trovano nella pubblicazione degli archivi la semplice ed^nnocente idea di onorare la patria, di liberare la storia dall’ errore, di dare uno sfogo al santo amore del cittadino. Alcuni credono che i codici, manifesti che sieno, perdano l’intrinseco pregio, non accorgendosi che i tesori sepolti non possono avere nè nome, nè fama di tesori, se non allora quando sono cavati dai nascondigli reconditi, e posti in piena luce. E questa credenza un pregiudizio nemico della propagazione delle scienze e delle lettere, contrario al nobile carattere di uomo ed allo spirito intellettuale delle nazioni. Altri, nel manifestare gli archivi trovano un ostacolo alla libertà di venderli, ed uno scapito al proprio onore. A questi rispondiamo, non essere vergogna il privarsi di ogni cosa, anche la più preziosa e la più nota, s’è giovevo e al pubblico e privato bene della patria, della re igione, delle famiglie. Il solo ricco avaro, se vende le memorie de’suoi antichi, è degno di vitupero, quantunque ciascuno possa liberamente a suo piacere disporre di ciò che gli appartiene. Altri, sotto il velo della modestia, coprono un egoismo miserabile, e gelosamente riposano tranquilli in mezzo ai letterari tesori, come l’avaro sopra il suo scrigno, ma l’ingordo erede in breve tempo distrugge la stoltezza della mentita virtù. Altri, in fine, non ponendo freno ai voli della fantasia, veggono, nella pubblicazione degli archivi, esami politici, processi, origine di cause, perdita di diritti, in somma un cumulo di malanni. Ma i nostri Veneziani, sempre nobili e generosi per carattere, a niuna di tutte queste stranezze, quante dicemmo, volsero il pensiero, mentre non intesero che ad offerire omaggi alla patria veneranda ed alla gloria immortale dei loro maggiori. Quindi di buona voglia ci aprirono i loro archivi e ci mostrarono le loro ricchezze. Che se in questo scritto non tutti gli archivi si notano, non ad altro si deve attribuire il difetto che alle circostanze del tempo e del compilatore del lavoro, ai limiti allo stesso assegnati, ed alle insuperabili difficoltà di vedere e d’esaminare ogni cosa. Per lo che speriamo che ci saranno queste mancanze condonate, mentre il molto che abbiamo in poche linee raccolto, sarà, a nostro avviso, sufficiente, e per somministrare agli scienziati del congresso argomenti di studio profondo, e per far conoscere all’Italia ed all’Europa, che in Venezia ancora si conservano, sì nelle patrizie che nelle cittadinesche famiglie, rinomatissimi archivi, che non invidiano quelli delle più grandi capitali del mondo.