<• 374 •*> delle procuratie nuove serviva ad abitazione dei procuratori di San Marco, e dopo quel tempo servi a privale abitazioni, s’estende nel lato meridional della piazza, in una linea di metri 132, 06, ed è costituita da un porticato di cinquanta arcate. Sopra questo primo ordine d’archi, altri due se ne innalzano ambi corinti, sostenuti da colonne canalate e per una continuata sequela, a tal che ad ogni arco sottoposto due sopra ve ne corrispondono ; ricorrendo poi ad ogni ordine maestosa trabeazione, più nobile e grandiosa la supcriore, con finestre rotonde nel fregio, le quali recano luce agli stanzini sotto il tetto. La cornice che corona l’intero edifizio porta una serie di acroteri e di vasi frapposti, che a guisa di merlatura accrescono il decoro di questo regale edilizio, tutto in marmo d'Istria lavorato, e uno dei più grandiosi della città. 1\. Tonni dell’ orologio. Dappresso alle vecchie procuratie descritte s’innalza la magnifica torre ad uso dell’orologio, costrutta nel 1496 per opera di Pietro Lombardo. Maestoso portico a fornice, con colonne corintie, dà ingresso, a guisa di porta da merceria, alla piazza, e ad esso sovrapposti sono tre piani con pilastri del pari corinti. Nel primo è inscritto il gran circolo, in cui stanno impresse le ore, le fasi lunari giornalmente additate dalla sfera, ed i segni dello zodiaco; il secondo accoglie un tabernacolo con entrovi il simulacro dorato della Madre Vergine, ai cui piedi sporge un piano semicircolare. Si aprono due porticelle pure dorate, una per lato di essa V’ergine, da cui esce ed entra formando il giro, in certe feste solenni, un angelo con la tromba, seguilo dai Magi, i quali, giunti a Lei dinanzi, s’inchinano. Il terzo piano porta in campo azzurro stellalo d’ oro il leone alato in tutto rilievo, e termina essa torre in un terrazzo, nel cui mezzo pirainida la grave campana, immobilmente fitta sopra uno stante di ferro, sulla quale due gigantesche figure di bronzo, appellate dal vulgo » Mori, battono con gravi martelli a vicenda le ore. Questo meccanismo si deve a Gian Paolo Itinaldi da Reggio e a Gian Carlo di lui figlio, come dalla leggenda nel fregio sopra il grand' arco d’ingresso. Bailolonitneo Ferracina r¡«tauro di nuovo la macchina nell'anno 17'»7, e Andrea Camerata,