o 28d «®>* Padre nell alto, il Santo Spirito e la Vergine, e sul piano il Titolare in atto di scrivere la misteriosa sua Apocalisse. Preziosa, siccome oggetto di religione e di arte, è la Croce lavorata in cristallo di rocca, ornata di operosissimi intagli e ceselli di argento dorato di gotico gusto, nella cui cima sta chiusa una porzione della vera Cr.oce del Redentore. — Questa insigne reliquia, celebre pei molti prodigi da Dio col mezzo di essa operati, pervenne alla confraternita (una volta d’accosto alla chiesa che descriviamo), in tempo del guardiano Andrea Vendramino, per dono fattone il I369 da Filippo de Masseri, cav. e cancelliere del regno di Gerusalemme e di Cipro, da esso avuta nove anni prima dal patriarca di Costantinopoli fra Pietro Tommaso. Fra i miracoli operati da essa, due furono con decreto dei X approvali ; e per essi due prodigi e decreti, ogni anno portavasi in processione la benedetta Croce alle chiese di San Leone e di San Lorenzo, presso alle quali avvennero. Ma di un altro prodigio, non certo minore dei registrati e riconosciuti pubblicamente, vogliamo far nota, acciocché non passi dimenticato, e vada alla memoria dei posteri ; prodigio accaduto in tempi non molto lontani, e son vivi tuttora non pochi testimoni. Allorquando venivano depredate le preziosità tutte delle chiese e «lei cenobi dall’orda guidata dal Conquistatore, fu anche la Croce in discorso compresa nel novero degli oggetti portati alla pubblica zecca per essere conversa ad usi profani. Slava ancora nella sommità collocata la reliquia preziosa, e non per tanto veniva confusa cogli altri oggetti in monte raccolti. Quando, smovendo quel monte, venne a cadere in basso il vase contenente la sacra reliquia. Il commesso del pubblico a ciò incaricato, dava un calcio alla croce per farla tornare nel luogo da cui era caduta. Poco poi un devoto piissimo portavasi colà ad acquistare col proprio oro il sacro vase, e seco il traduceva, e lo riponeva nella chiesa in discorso. — Alcuni mesi appresso cadeva infermo il profano che avea con quell atto nefando calpestata la divina reliquia ; ed infermo cadeva precisamente per grave malore sorvenuto a quella stessa gamba e a quello ¡stesso piede autore del fallo. Confessava il dolente il proprio peccato, e