82 *•£>• Quello del doge Faliero ha questa inscrizione Or. Faletrvs Di Gra Venecie dijx (latina), quel della Vergine, Mater Dei (greca) e l1 ultimo Irene Venerabilissima Avgvsta (greca). Queste due immagini hanno il capo cinto d’ aureola, e vestite sono con paludamenti imperiali ; e il Faliero scorgesi coperto con le vesti usate dal despota a Costantinopoli. E qui ne piace rilevare ( tralasciando per amore di brevità convincere il Cicognara di errore laddove a questo passo argomenta, il perchè si sia qui collocata l1 imagine di Irene), come non è fuor di ragione il credere che la imagine della illustre Comnena, ascritta nel novero de’santi ne’ greci Menci, sia stata qui inserita nel ristauro di questa tavola operatosi a1 tempi dello Ziani ; perchè crediamo provenuta essa imagine dallo spoglio del tesoro costantinopolitano unitamente ad altre tavolette qui unite, fra cui quella della Vergine che a questa precede. La nostra opinione è avvalorata dalle greche iscrizioni che recano. Non così può dirsi della imagine del doge Faliero, la quale pensiamo sia stata lavorata a Venezia, insieme con altre, anzi con quelle tutte recanti latina iscrizione. Dall’ esame scrupoloso che vi abbiam praticalo risulta appunto esser diverso in qualche modo il lavoro fra quelle tavole e queste. Imperocché nelle portanti greca iscrizione scorgesi la mano di uno, che i modi conosce dell’arte per lungo uso; quando nell’altre recanti iscrizione latina si vede un artista che tenta d’imitare il lavoro di un altro ; a cui se arrogi avere le prime più greca impronta nello slil del disegno, e le seconde un indizio di migliorata maniera, si avrà nuovo argomento a convincersi essere state quelle a Costantinopoli, queste a Venezia eseguite. Anzi crediamo assegnar precisamente all1 epoca dello Ziani il lavoro di queste tavole qui compiuto, mentre provato essendo avere lo Ziani ampliata la tavola con le spoglie d’Oriente, vuole ragione si creda che, nel compiere questo lavoro, non tutte si avessero le tavole occorrenti per mandare ad effetto l1 imaginato ristauro, e quindi si abbiano qui costruite tutte quelle che a tal uopo mancavano, forse anche con lo ajuto di greci artisti, che in quel tempo certamente non eravi inopia in Venezia. II veder poi inserita qui l1 imagine del Faliero e non quella dell’ Orseolo, è nuovo argomento a provare essere stato quegli e non questi l’ordinatore dell’opera; mentre non vedesi il perchè al tempo dello Ziani, non antico di molto a quel del Faliero, e nel quale saper doveasi il vero ordinator della tavola, si abbia posto l1 imagine del secondo, piuttosto che del primo ordinatore, se due, e non uno, fossero stati i dogi che commisero e mandarono ad eflètto l’opera insigne. Così la imagine qui posta illustra chiaramente la iscrizione, che non intende ( secondo falsamente argomenta il Cicognara ) accennare nel Faliero il ristauratore della tavola, sì 1’ ordinatore primo di essa, come in alto provammo, e come così pensava puranco il dotto Moschini. (Guid. i8i5, Voi. I, pag. 3oo.) L’imagine poi della illustre Comnena sarà stata, crediamo, qui posta appunto perchè contemporanea al Faliero; e perchè ancora sarà stata chi sa impegnala dal Faliero a procurare che il lavoro da lui commesso nella città imperiale fosse a buon fine condotto. Ciò sarebbe in relazione al pio e devoto animo d’Irene, mentre sappiamo dagli storici bisantini aver ella elargiti assai doni e preziosi alla chiesa di Santa Sofia, il che ci rivella l’amore di lei, e, se vuoisi anche, la intelligenza in oggetti d’arte per servigio della religione. L’ ultimo ristauro in fine che ebbe a’dì nostri questa tavola, costò oltre cinque anni di lavoro costante, nel quale fra le altre cose si rimisero le pietre preziose che mancavano, e si operò in modo che da qui innanzi si possan sciogliere le lamine d’oro ed i gruppi di gemme per pulirli e rimetterli a luogo, come meglio indichiamo nelle nostre aggiunte