<3«- 300 Giorgi, prima canonico di Castello, poi il 12 febbrajo 1635 promosso alla sede vescovile di Liesina, ove mori il 1644. LXV1I. Anno 1680. Chiesa di santa maria del ciglio ( vulgo Zobenigo), parrocchia. (S. di S. M.) Dalla nobil famiglia Giubanica o Giubenica, principal fondatrice, ricevette parlicolar denominazione questa chiesa, dedicala a Maria Vergine Annunziata. Contribuirono forse, secondo narrano alcune cronache, alla fabbrica di essa le famiglie degli Erizzo, Barbarigo, Graziaboni e Semitecoli : ma certo è che il merito maggiore lo ebbe la prima accennata famiglia. Dal-l’incendio accaduto nel 966 rimase distrutta ; e distrutta pur rimase dall’ altro incendio del 1105. Parecchie volte in seguito veniva risiaurata, e una fra le altre intorno al 1660 per opera dei Contarmi ; ma, sia che non ottenesse perfetto ristauro, sia che la chiesa domandasse nuova conformazione, certo è che nel 1680 incomin-ciossi a rifabbricarla dai fondamenti, e nel breve spazio di un triennio fu ridotta a perfezione a merito del parroco Lorenzo Baratti. La facciata però, architettura di Giuseppe Sardi, fu eretta a spese della famiglia Barbaro, alcuni individui della quale sculti sono nelle nicchie disposte nella facciata medesima. La quale non è a dirsi come sia tutta ricolma di sculture ornamentali, di statue, di basso-rilievi, di barocco stile e di gusto depravato, che rileva la iniqua maniera del secolo nel quale fu eretta.— Internamente vi son molte sculture e molti dipinti; ma tranne quattro piccoli quadri, opera dei Vi'vanni, tranne la tavola dell’ Annunziala, bel lavoro di Giuseppe Salviati, e tranne in fine alcune tele, principalmente quelle della Vergine, posta nel soffitto, del pennello di Jacopo Tinloretto, ogni altro quadro è qui condotto da un pittore degli ultimi tempi. Lascie-remo pertanto di farne memoria, a guadagno di tempo. Di sacre reliquie barinosi qui i corpi dei martiri Eugenio ed Antonio, un frammento della Santa Croce, le teste dei martiri Pellegrino e Anastasio, quella della martire Chiara, e in fine molte altre qui venute dalle romane catacombe. Benedetto Faliero, eletto primicerio di San Marco nel 1190, poi undici anni appresso patriarca gradense, morto nel 1207, era