<&■ 402 passo avanzando con fila secure sul piano concetto, avrà compimento la fabbrica di questo instituto, che prima, ricevendo a riprese varie addizioni, tornava di stile e forme fra sé discordi, a non dir disparate. Ma a dire alcun che intorno alla infinita copia dei capi d’arte qui raccolti ad istruzione e a decoro di questo insigne instituto, faremo come colui che, incalzato per via, non si sofferma che a concedere breve occhiata alle cose maggiori, contento di poter libare qual ape del succo de’ fiori più rigogliosi ed olezzanti. E prima di entrare per la porla maggiore, una volta della scuola della Carità accennata, diremo, essere stata la fronte, eh’è di marmo d’Istria, disegnala da Giorgio Massari, eseguita poi da Bernardino Maccarucci. Questa facciata però otteneva una riduzione, non son molti anni, per cui alla nicchia sovrapposta alla porta si sostituì l’aquila imperiale, e al frontone fu surrogato un attico portante un leone con Minerva seduta che dispensa corone, scultura quest’ultima del Giacarelli. Entrati per la porta accennata, e salili la scala a due rampe di triste architettura, di Bernardino Maccarucci citato, entrasi nell' aula magna detta dell’ Assunta, appunto perchè in testa di essa è collocala la miracolosa opera di Tiziano. Questa sala è lavoro del XIV secolo, siccome da un’antica epigrafe in marmo portante la data 12 aprile 1544 s’impara. Il soffitto magnifico posto ad oro, fu eseguilo per ordine di un colai Cherubino Alliotli o Alleolli, dello poi dal Forestiere illuminato Oltalli (cioè Otto ali, oppur Ali olio), e narrasi nel citato libro, che, avendosi egli oflerlo a’ confratelli di ornarlo a proprie spese purché gli lasciassero porre il di lui nome, non fu ascollalo : sennonché egli, assunta la spesa, pensava di mandare alla posterità per altra guisa il suo nome, e quindi fe’ disporre il soffino a lacunari, in ciascheduno de’quali scolpir fece un cherubino con olio ali, così deludendo i confratelli. In questo soffitto dappoi si collocarono cinque opere, quattro delle quali raffigurano altrettanti profeti dipinti da Domenico Campagnola, e la quinta nel centro, mostrante il popolo di Mirea che si porta ad incontrare san Nicolò vescovo, insigne lavoro di Paolo f'eivnese. Le pareti poi son coperte dalle maggiori opere di pittura I