«=s» 192 '•*>■ Effigiò la Martire genuflessa sulle sponde del lago Bolseno con alcuni Celesti che le allievano il peso della mola al collo suo virginale sospesa. Introdusse, nell’alto, Cristo Signore in gloria, che benedice la Martire invitta, e le invia per un angelo la bianca veste di gloria. Nobile e giudiziosa rappresentazione è questa, ove le caste grazie del pittore si manifestano, e ben dice Zanetti, essere dipinta con grande amore, quanto ogni più bella opera dc’più antichi maestri. E lodi ebbe ancora dal Rio per lo stile semplice e religioso col quale è dipinta. — Francesco Bissolo pittore (a cui deve la veneta scuola non poco per aver tentato di sciorre 1’ arte dai vincoli de’vecchi maestri), nella tavola della Trasfigurazione mostrava il suo valore, principalmente nel colorito, che in questa tavola è più alto e robusto di quante ne abbia egli condotte, come vedere si può per confronto quelle della sua mano esistenti nella R. Accademia. Vien dopct Bonifazio Veneziano, con una gran tela esprimente l’ultima cena del Salvatore; tela di gran carattere, di bella invenzione e di colorito potente, e tanto, che lo Zanetti la giudicò opera piuttosto del vecchio Palina. Noi però che veduta l’abbiamo fuor di luogo, e quando fu detersa e riparata dai guasti, portiamo sentenza essere del Bonifazio ; avuto riguardo alle molle e belle opere condotte da questo maestro sullo stile di Tiziano; di che veggasi la nostra Pinacoteca. — E di Jacopo Tintoretto qui ammirasi pur anco una celebrata opera, con la Invenzione della Croce, nella quale movimento, grandiosità, spirito, bei contrapposti di luce e di ombre si notano, per cui fu spesso studiata ed anco incisa. Né spregevoli sono le altre due tele dipinte da Nicolò Renieri e da Daniele Vandich, quella figurante il divo di Padova, e questa il Battista che battezza il Salvatore. Le due mezze lune laterali del coro si colorirono poi dai viventi Cecilio Rizzardini e Vincenzo Scjuahli, ove figurarono, il primo. Mosè orante, il secondo. Davidde che sposa al suono dell’arpa il sacro suo canto ; ma, convien che il diciamo, né l una né l’altra opera possono qui competere con tante antiche bellissime; e mal si apporrebbe quell'uno che volesse da queste giudicare la nostra scuola in presente.