del seminario patriarcale, qui trasportalo per suo consiglio fino dal 1817. Egli in corto volger di tempo raccolse iscrizioni sepolcrali e monumenti, basso-rilievi e sarcofagi, che dispersi per la cillà cor-reano pericolo di distruzione, e in bell' ordine collocando li venne intorno alle pareti del chiostro ; e adornò il superiore ambulacro colle immagini d'illusil i italiani ; creò la biblioteca ; abbellì la chiesa di nuovi arredi, e tanto fece, da potersi chiamare il rigeneratore di questo luogo. Benedetta anima fu la sua, il di cui esempio valse perchè altri lasciassero a questa chiesa e a questo seminario libri, codici ed opere d’arte preziose. Ma tornando alla chiesa, veniva essa eretta secondo i disegni che ne offerse l’architetto Baldassare Longhena (1), e quantunque eretta in una età, nella quale l’arte inchinava, ed il gusto n’era depravalo, pure il complesso generale e moltissime parli sono lau-datissimi e degni da imitarsi, c tanto, clic fu essa chiesa compresa nell’ opera delle Venete Fabbriche. Ed il Longhena pure ordinava la vicina cospicua fabbrica ad uso di cenobio de’ chierici regolari Somaschi, ora, come si disse, sede del patriarchi seminario. Nè solamente la repubblica mostrava il suo splendido e regai animo nella erezione di questa fabbrica, ma sì pure la venia decorando con ogni maniera di pompa ; e chiamò le due arti sorelle, pittura e scultura, ad arricchire colle più elette produzioni la terza loro germana, 1’ architettura. E sebbene nel tempo che davasi mano a tanta opera i più grandi luminari della patria scuola erano da vari anni discesi ili tomba, ciò nondimeno pensarono i padri nostri adornarla con quelle tavole, che la chiesa, allora soppressa, di Santo Spirilo in isola possedeva. Ed erano queste la maggior parte produzione degli artisti dell' aureo secolo, fra cui del pennello miracoloso del grande Ve-cellio. Di esso pertanto (pii stanno tredici opere, nelle quali I aurora, (i) La prima pietra fu gettala il iti i.° aprile i63i dal patriarca Giovanni Tiepolo, e furono coniate due medaglie, i di cui disegni possomi vedere nel Cornato. VOL. II, P. II. 35