530 -*=► statue colossali di Marte e Nettuno sprimenti la potenza terrestre e marittima «Iella repubblica ; statue che Jacopo Sansovino lavorava nel 1554, qui [toste nel 1556. Otteneva la scala stessa alcun ristauro nel 1728, come si vede per la iscrizione posta sotto il Nettuno. E inutile il dire come su essa scala coronavasi il doge, e come fosse perciò disposta con quella magnificenza che si vede, ed allo scoperto, affinchè il popolo circostante assistesse alla ceremonia solenne. Loggia superiore. Saliti la scalea de’giganti s’incontra di fronte la iscrizione magnifica ad onore di Enrico III di Francia, lavorata da Alessandro Vittoria, ed intorno disposti si trovano parecchi locali che servivano in antico ad uffici diversi. Ed incominciando per testa della loggia, ove è praticata una scala coperta, da cui il doge scendeva in San Marco, e che vedesi ornata da due affreschi di Tiziano e di Francesco Vecellio, di lui fratello, evvi l’antico luogo ove slava la cappella di san Nicolao. Poi vedesi la cancelleria ducale inferiore; poi la stanza dei tre deputati alla provvista del danaro pubblico ; poi quella delle bolle ducali, e quindi la scala d’oro. Dopo questa, vi sono le tre stanze degli avogadori, ornate con opere stupende di pittura, fra cui il Cristo morto di Giovanni Bellino, un Leone di Donato Veneziano, e varie altre tele del Tintoretto. In queste stanze vi sono due porte che mettono, la prima nei pozzi, prigioni di Stato intorno alle quali tante cose si scrissero e tutte false. Sei sono esse, nè sono sotterra, come mal promulgarono gl’ invidi detrattori della veneta gloria ; nè questo è luogo a ribattere nuovamente le accuse e gli errori altrui, essendo già venula a luce la verità. Fa vergogna però il vedere scrillori italiani, quali il Barioni c il Dandolo, narrar, senza cuore e senza vergogna, favole assurde. La seconda porla mette al ponte detto dei sospiri, costrutto nel 1600 da Antonio da Ponte, quando si tolsero le prigioni dal palazzo e si costruirono di fianco, e ciò per porre in comunicazione i rei col giudice. Appresso all’avogaria sonvi le stanze, nelle quali sedevano i censori e il magistrato delle biade : poi le altre dell’auditor novo, del cataver, del piovego o del pubblico e dei tre regolatori