o* 43 o- libro in mano, e Cristo Gesù nell'azione medesima che fu «la Pilato mostrato al popolo. La mensa di (]ue$to altare fu nuovamente ordinata nel luglio 183ri per decreto del munifico Principe, e venne costruita con quella magnificenza propria di tiinto luogo. Quindi il porfido, il verde antico, il pario vi furono impiegali, oltre i lavori in bronzo, fusi con ogni studio dall’ esimio scultore lìnrlolommen Fertvri che lu. Tali sono i capitelli che sormontano le colonne di marmo greco, le medaglie e gli altri ornamenti, che il gusto palesano dell' aureo cinquecento. Knlro a questa mensa fu riposto, nel giorno 2(i agosto 1835, il santo corpo di san .Marco, scoperto il (i maggio 1811 sotto la medesima mensa, e clic riferiva immediatamente alla s«illo-con-fessione, di cui parleremo in appresso. Aliare aulico ilei Sacramento o della Croce. Dietro all’ ara massima descritta, sotto una tribuna, non ha molto ridotta nella sommità a migliore stile, è un altare, clic s«>rvi (ino al 1810 a custodia del Ss. Sacramento. E sostenuta questa tribuna da quattro preziose colonne, due di alabastro orientale, e «lue di africano pur orientale, lavorate a spira, alte circa piedi olio, oncie quadro, le prime delle quali candidissime e trasparenti, c forse uniche di cosi lata dimensione. Altre due colonne minori vi son retro di verde antico, e tulio il resto è pure di scelti marmi e pregiatissimi, notandosi il parapetto della mensa di diaspro occidentale. E ancora di fino marmo il tabernacolo, il quale riceve splendido ornamento da due colonnette di rosso antico e da alcune sculture in marmo, lavori di Lorenzo Ifreyno, come pure «la una porlclla di bronzo doralo, opera di Jacopo Sansovino. Gli antichi musaici nell’ alto rappresentano quattro Santi, e nel catino sovrapposto appar la grandiosa figura del Salvatore in trono, lavorala, nel 1506, da un maestro Pietro, clic vi lasciò il proprio nome. La magnifica porla clic conduce alla sagrestia, credula sempre opera insigne del Sansovino, ora, per le diligenti ricerche del nostro collaboratore compagno abate Cadorin, si sa essere bensì inventala da lui, ma non eseguila. Imperocché fu in cera modellala da Tommaso scultore, e si fusero le figure, le