<*• 419 «&>■ innalzavansi ai due lati, demolite nel 1021. quando era destinata la fabbrica ad abitazione de’ Turchi, per ordine del magistrato dei cinque savi alla mercanzia ; torri che si veggono nella Venezia attribuita al Durerò. La loggia terrena reca colonne preziose di bisso orientale ; la superiore è decorata di colonne di greco marmo. Prima della quasi totale ruina sua, e, come adesso si vede, rivestita era la fronte di medaglie ed ¡sculture simboliche simili nelle rappresentazioni alle esistenti nella catledral di Torcello, in alcune case a Burano, nel palazzo antico da Mula a Murano e nell’ abside «li San Donato anzidetto, e in moltissimi altri della nostra città, e nelle chiese nostre, fra le quali ai Carmini e a San Jacopo dall’Orio. Dalle quali manifestamente si vede la niuna critica di coloro che vogliono queste sculture portate cpii dall’ Oriente e dalle spoglie di Costantinopoli, quando invece qui pervennero da Aitino principalmente e da Torcello, o vennero su quell’ esempio qui scolpile a decorazione delle nuove fabbriche. Queste del fondaco de’ Turchi, le del citato abside di Murano, quelle della catledral di Torcello, fra le altre, smentiscono patentemente i ridicoli sogni in alto accennati, come meglio ad altro tempo proveremo. — Da chi e quando acquistassero i duchi di Ferrara questo palazzo, non è del momento il rintracciarlo. E certo però non averlo fabbricato essi col proprio, come fu detto da uno scritlore ignaro delle cose nostre, mentre 1’ epoca stessa della fabbrica lo convince d’ errore. Qui alloggiò il magnanimo Alfonso, e principalmente quando fu a Venezia ad onorare il 111 Enrico, che dalla corona di Polonia passava a quella di Francia : qui stette il grande Torquato, e corre fama fra noi aver egli qui scritto alcuni versi della sua Gerusalemme. A’tempi dello Stringa fu acquistato da Michele Priuli, vescovo di Vicenza ; e nel 1621 passava, per acquisto fattone alla repubblica, che lo destinava ad abitazione de’ Turchi, come notammo. Fu allora che, oltre d’essere state demolite le due torricelle citate, s’innalzarono le mura, si ripartirono le stanze in altro modo, si chiusero le finestre e le porte sulla pubblica via, ad eccezione della porla maggiore. Acquistato poi dal sig. Antonio Busetto dello Peticli, non ha guari