255 i> secolo XV incominciando a risentire questa fabbrica i danni del tempo, Elisabetta Molili, badessa eletta nel 1490, die’mano a risarcirla. Ma sì lentamente progrediva il lavoro, die il rimanente della chiesa minacciava presta ruina. Laonde Michela Diedo, badessa nel 1580, disponeva di rinnovarla da fondamenti, ma colla da morte non potè mandar ad effetto il concepito pensicre. Paola Priuli, a lei subentrata nel 1592, edificare la fece nella forma magnifica in cui oggi si vede, divisa in due parti, l’una esteriore pel popolo, 1’ altra interior per le monache, sul modello di Simon Sorel/a proto della repubblica. Nello scavar delle fondamenta Irovaronsi due grandi vasi di terra cotta colmi di auree monete ; le quali credevasi allora da molti spettassero alla famiglia de’ dogi Domenico Michele e Vital Michele li suo figlio; che formasscr parte delle ricchissime spoglie portate dal primo da Tiro, dal doge Domenico, e date in salvo poi da Vitale ad Angela sua sorella, badessa in questo monastero ; e ciò nell’occasione del tumulto popolare insorto contro Vitale nel I 172, da cui rimase egli ucciso. Ma di ciò veggasi il Cornaro, che diffusamente ne tratta, ed ha anche 1 incisione di due di queste monete al suo tempo conservatesi ancora in quel monistero. Duri) dieci anni la fabbrica, cioè fino al 1602, e vi si spesero, giusta la cronaca citata dal prefato Cornaro e dal Cicogna, ducati 47,919.— Stettero le monache in questo luogo lino al 1810, nel (piai tempo soppresso, fu chiusa la chiesa, né si riapri se non nel 1817, per cura di Marco Molino, podestà di Venezia, a vantaggio ed a comodo principalmente di quelli che ricovrati sono nel monastero, vólto ad uso di Casa di industria. — Ed appunto perchè stette seti’ anni chiuso il tempio in discorso, nè più si pensava a riaprirlo, veniva spogliato degli altari minori, de’ quadri e di ogni altro arredo; né rimaneva che il solo maggiore altare ; opera grandiosa, ricchissima e lodata di Girolamo Campagna, architetto e scultore, mal però promulgata da alcuno inetto scrittore siccome il più bell’altare d'Italia. — Gli altri altari che adesso sorgono furon qui trasportati da parecchie chiese, come da altre chiese qui pervennero alcuni dipinti di poco merito. Da due anni la si diede al risorto ordine de’ padri Domenicani,