<3* 41S ■*£> di Baldassare Longhena e coll’oro di Giovanni, Girolamo e Francesco Soranzo, i busti dei quali si veggono nel sito più degno di questa facciata ; nobilissima e tutta costrutta di marmo istriano. L’ interno, diviso in più piani, serve adesso al collegio convitto dei figli de’marinai più distinti, i quali, compiuto il lor tirocinio, escono cadetti, poi bassi ufficiali in servigio dell’ 1. II. Marina. — I. Macello pubblico. Prospetta questa nuova fabbrica la laguna dal lato del nuovo ponte, e sebben semplice nel suo costrutto, mostra il carattere per cui è destinata, e in qualche modo decora quel punto della città, prima incondito e rude. Si provvide ben nell’ interno di tutti i comodi e luoghi occorrenti per l’uso a cui serve, e un ampio cortile s’apre dalla porta terrena d’ingresso fino a quella d’approdo. — K. Antica scuola di San Teodoro. Sul campo di S. Salvatore s’erge il fabbricato che apparteneva a questa antica confraternita, la di cui fronte, rivestita di marmo d’Istria e ricca di statue, è opera di Giuseppe Sardi, e fu eretta per legato del mercatante Jacopo Galli, assegnando perciò 50,000 ducati. Soppressa la scuola, servì alcun tempo ad archivio generale delle pubbliche carte, poi trasportato nel convento de’Frari, ed ora serve a deposito d’oggetti d’antichità, di ragione di Sanquirico. — L .Antica scuola di San Gio. Evangelista. La fabbrica di questa antica scuola ancora sussiste, senza alcuna destinazione ; ma speriamo quanto prima si pensi a darvene una, essendo magnifica e ricca per locali spaziosi e comodissimi. La scala per cui s’ ascende al gran salone è opera veramente degna del bel secolo, e fu architettata certamente d’ alcuno dei migliori Lombardi ; la sala poi è lunga piedi veneti 64, pari a metri 20. 80, ed è larga piedi 24 o metri 8. 10. XXV. Ponte sulla laguna. Perduto quasi intieramente Venezia l’esteso commercio, pel quale aveano nel suo seno affluito per tanti secoli sterminate ricchezze : perduto da lei l’impero dei mari, e deposto il manto ducale per assumere 1’ umil grembiule di cui la cingeva il conquistatore, poco a poco scadeva sì in basso, che le venia preconizzata dall’invido straniero prossima agonia, abbandono funesto : e già la chiamava tomba de’viventi, abitazione dell’upupa