o 37 *s> curiosa moneta d’argento (tav. I, n. 15), forse di doppia grandezza del soldo di quei tempi, e come quello dal rovescio col leone di san Marco alato e di faccia, ond’ è sicuro che sia veneziana, e posteriore al 1365, in cui s’introdusse il costume di così rappresentarlo. Dal dritto o dalla parte del doge, mostra una figura segnatavi in modo consimile che nel soldo, di profilo, girata a destra, e su quel disegno con veste o manto succinto ; ma con berretto diverso in capo, guaina di spada alla cintura, ed arnese ignoto nelle sue mani, che male si discerne pel discapito della moneta se sia spada, o bastone, o altra cosa. Più imbrogliati sono i suoi caratteri, che a vicenda si giudicano greci, o di forma gotica, e che anzi dal Pasqua-ligo, comodamente pei suoi studi, si credono misti di greco e di latino. Egli la stima battuta nell’ occasione della suindicata crociata designata da papa Pio 11, con questo doge, il di cui nome Christo-phorus gli par di rilevare nel dritto intorno a quella figura ; e vi studia a suo talento il rimanente nel rovescio intorno al leone, leggendovi o spiegandovi De Mauro irnperator nationis christianae min Pio nomine Secundo ; dove però se greca veramente fosse la scrittura, più naturale di ogni altra sarebbe la lezione che indicasse semplicemente il nome del protettore san Marco ivi simboleggiato. Se ammissibile fosse almeno il nome Chrìstophorus, eli’ è riferito anche dallo Zanetti e dal Morelli, meglio si potrebbe qui far calcolo della circostanza che nell’anno prima, cioè nel 1463, in cui a’ 19 di ottobre si segnò in Venezia quella sacra alleanza col cardinale Bessarione, il doge ebbe pur il dono pontificio del pileo e della spada, a cui potrebbe farsi allusione in quell’ impronto. Però tuttociò annotalo, rimane che la moneta possa parimenti aver relazione ad altre circostanze e ad altre persone, le quali in modo diverso si collegllino colle cose veneziane.