<5. 79 per fuggire il terrore delle spade ottomane. Ma poi clie il trono di Costantinopoli, conquassato dalle vittorie di Orcano, del primo Amurat e di Bajazetto, era ornai vicino a cadere; poi che la repubblica, ponendo il nervo della sua potenza nel dominio de’mari, già di questo aveva anche in Levante allargati i contini, e navi cariche di mercantili tesori facevano la capitale grande e opulenta : i Greci allora più frequentemente vi concorrevano, cercando un asilo di pace e di sicurezza ( 1400-1437 ). Lo trovarono uomini trafficanti, ed altri non pochi sottratti alle calamità della patria; lo trovarono molti per sapere e per dignità ragguardevoli. Perocché Venezia che, prima fra le città italiane, erasi accesa della greca dottrina di Emmanuel Crisolora e di Demetrio Cido-nio (1390-96), e già in quella vantava discepoli eccellenti, ben sapeva apprezzare gl’insegnamenti di Giorgio Trapesunzio e di Giovanni Argiropulo, e più tardi onorare di ospitale accoglienza un Gemisto, un Bessarione, e quant1 altri, allettali da religiosa e politica speranza tradita, si conducevano a visitarla. Senza che, notabile aumento ebbe il numero de1 Greci dalla marineria, che la repubblica volle ne’suoi Siati trasferita a combattere sul cominciare (che noi sappiamo) del XIV secolo. Fedelissima gente, di cui le galee veneziane erano la più parte armate (1420), e alla cui virtù singolare è dovuto T acquisto di Trau, Spalato, Sebenico e altri luoghi della Dalmazia (1). Ai Greci pertanto, di tal guisa moltiplicati, era bisogno di provvedere alla celebrazione de1 sacri uffizi, secondo i riti lor propri. Al qual effetto par fosse loro, non già stabilito apposito luogo, ma permesso dal senato di celebrare ora in una e ora in un1 altra chiesa. Perocché, siccome abbiamo da volante memoria (2), nelle chiese di San Ser-vilio, San Lorenzo, San Severo, San Biagio ufficiavano anticamente Calogeri (o monaci) greci ; in quella di Santa Caterina delle Sacche monaci Sinaiti ; e nelle chiese di San Giangrisostomo, Sant1 Agata e San Giovanni in Bragora semplici sacerdoti. Ed è altresì da sapere che una Scuola di Greci accoglievasi nella chiesa di Sant1 Eustachio, dove il gran martire Demetrio avea separato altare. Della quale Scuola nuli1 altra memoria restava nel 1526, salvo l1 offerta di un ducato, la quale facevano ciascun anno i Greci a festeggiare il dì di quel santo (3). Ma in tanta lontananza di memorie certo pur è, che, sebbene un decreto decemvirale 3i d1 agosto 1437, cioè anteriore d1 un anno alla sinodo fiorentina, proibisse di celebrare alla greca nella chiesa di San Giovanni in Bragora, par non di meno che il comandamento non venisse per allora, qual che ne fosse la cagione, osservalo. Così stando le cose, la scimitarra di Maometto rompeva lo scettro dell1 ultimo Costantino ; il quale alla grandezza della sventura ebbe uguale la gloria (14^3). Suprema sventura ; che dal seno della costernata metropoli, e susseguentemente dal Peloponneso, da Trebisonda e da ali re circostanti provincie e isole greche, cacciava miseramente a vagare in terre straniere nuovi profughi, diversi di lingua, di riti, di opinioni. E molti fra quelli, che dai soprastanti pericoli si ponevano in salvo, non per animo vile, ma per torre agli oltraggi della insolente barbarie il sacro deposito della sapienza, entrando queste lagune trovarono ajuto e favore (4). Qui dunque non solamente i libri Basilici, ma e buona parte di codici preziosi (5) ; qui maestro di greche lettere il Franculi ; (1) Supplica de1 Greci, 2.8 di novembre 1/198. (2,) MSS. di Pietro Gradenigo. (3) Sanuto, Diarii Veneti, voi. XLIII, p. 78. (4) Cristoforo Mileo, Histor. universitatis scribendae, etc. (5) Gravina, De ortu et progressu juris civilis.