<3* 95 •■>£>■ lodevol line di dare a Patrasso un ginnasio, dove dodici' fanciulli avessero educazione e mantenimento, consacrava a ciò larga somma (1751) il loro concittadino conte Andrea de Cassis, che fu agli stipendii dell’impero russo. Ma, invanita l’impresa, restò il benefizio a maggior decoro degli accennati insti tati. Riconosceva finalmente Atene, dal-1’ ateniese Giovanni Deca, 1’ erezione di un’ altra scuola per dodici figliuoli poveri ; da lui, morto, dotata di ducati dodicimila (1762) ; e da Starnati Rufo accresciuta di quanto era necessario ad alimentarvi tre fanciulli di Livadia orfani e bisognosi (1). Di queste memorande disposizioni, nella più parte finora ignote, che sono da riguardare siccome pietra fondamentale della greca civiltà, davano i testatori la cura alla confraternita di san Giorgio. Amministrava essa le rendite de’capitali a ciò investiti nella pubblica zecca; da essa dipendeva 1’ approvazione de’ maestri. Facevansi da quelle scuole, diffonditori de’ buoni studii, gli uomini più dotti di quella elà; altri, non meno illustri di loro, sorgevano ad insegnare in Metzovo, Tricca, Larissa, Turnavo, Tessa-lonica, Adrianopoli, dopo che queste città seguirono 1’esempio de’testatori greci in Venezia. E gli uni e gli altri, conosciuti e riveriti, illustravano la patria e il secolo (2). Che se in quei cominciamenti di civile educazione i metodi dell1 insegnare erano poco rispondenti ai bisogni della nazione ; se a’ migliori sistemi della moderna filosofia ante-ponevasi la scolastica di Aristotele, ricordiamoci che i primi sforzi d’ un popolo, agognante a temperare i dolori del servaggio e i lunghi danni della ignoranza, non vietano (come che rozzi) la venerazione de’ posteri. E santa è la voce che illumina l’intelletto a rifrangere nel cuore la luce delle azioni magnanime. Nel tempo che i confratelli di san Giorgio intendevano a giovare la patria, altri eser-cizii di pietà operarono. Giacomo Carvelà eresse una chiesa con monastero in Creta. 11 monaco Joasaf, uom dotto di Giannina, fondò quivi innanzi il 1578 il monastero di san Nicolò. Riedificò quello della Vergine Perivlepto Epifanio Egumeno. Arricchì di libri greci e latini 1’ arciprete Giorgio di Giorgio (1607) il monastero di Nostra Donna di Cicco in Cipro. A dir breve, oltre a quelli dell’ Athos, di Gerusalemme, di santa Caterina in Sinai, quarantaquattro fra monasteri e chiese la nazione beneficò in Giannina, Cipro, Paros, Seriio, Atene, Stagi, Calavrita, Delvino, Divri, Metzovo, Patmos, Patrasso, Corcira, Tessalonica (3). Così, se per un lato ella ridestava 1’ amore della patria lingua, provvedeva per 1’ altro al decoro e incremento della religione. Venezia, che in sè ricettava sempre quanto di meglio e di più desiderabile potevano avere le lettere e le arti ; che dalla introduzione della stampa al finire del secolo XV noverava quasi dugento stampatori, e oltre dugencinquanta nel secolo susseguente (4)-» Venezia fu colla sue tipografìe di singolare ajuto anche alla Grecia. Tralasciamo i mollissimi stampatori stranieri che dal 1484 (anno della stampa degli Eroterni di Emmanuel Crisolora) fin oltre alla metà del secolo XVIII, pubblicarono nella capitale libri greci d’ ogni maniera. Son già chiari i nomi di Pasquali, Aldo, Zanetti, Calligrafo, da Sabbio, Leoncino, Giunta Spinelli, Salicato, Giuliani, di Polonio, Mortali, Albrizzi, Gerardi, Pinelli, Barboni, Zatta, Pitteri, e sopra tutti di Antonio Bortoli ; i quali di libri sacri, o classici, o di varia letteratura antica e moderna fornirono in ogni tempo i Greci e gli (1) Arehiv. naz. Testamenti dal 1674 al *793, n. 2,18. (2,) Rizo, Cours de littérature grecque moderne, p. 23 — Clima, Istor. de’ Fasti umani, t. XII, p. 554 e seg. — Buchon, La Grece continentale, etc., p. 88 e seg. (3) Testamenti citati. (4) Ellenomn., p. 290 — Emmanuel Cicogna, Catalogo di stampatori veneti inedito.