-=o* o83 ■»*» percorrer doveasi, non senza opera, come notammo, del Matteini, qui a Venezia andavasi finalmente a conoscere per infallibili quei due precetti pittorici, dal Tintoretto sculli sulla parete del proprio studio : il disegno di Michelangelo e il colorito di Tiziano. Quindi s’incominciarono ad ¡studiare le antiche (avole, onde apprender da queste il magistero del colorilo, obbliato pur troppo dagli ultimi maestri; s’incominciarono a disegnare i modelli di Grecia, e da cosiffatto tirocinio, alcuni che avean bevuto il latte delle pittoriche dottrine da impure sorgenti, poterono richiamarsi dalla torta via da prima incontrata, e condur opere degne delle loro sollecitudini. — Aperta quindi la nuova Accademia di Belle Arti nel 1807, e chiamati i più chiari professori a diffondere gl’ insegnamenti, fra i quali il lodato Matteini, si vide sorgere una generazione d’artisti, che a Venezia restituirono la supremazia delle arti, e principalmente del colorito. Questi, guidati fin dalle mosse ai fonti del bello, informarono 1’ anima ed educaron la mente di precetti infallibili, che valsero appunto a metterli sulla retta via. — Leopoldo Cicognara ed Antonio Diedo, l’un presidente, 1’ altro segretario, e cogli scritti e cogli esempi, quanto gli altri e più degli altri professori, valsero a far celebrata questa nuova Accademia. Di loro parlano i tanti bene-fizii con calore invocati e ottenuti dal governo munifico ; parlano le mura erette di fondo a compor grandi sale ; parlano le pareti arricchite di tele preziose, che aveano per le ingiurie del tempo perduto il primitivo splendore; parlano le rare collezioni di disegni e di gessi, a destare la nobile invidia delle Accademie straniere, e parlano in fin tante cose, le quali darebbero ognuna soggetto particolare di lode. — Quali e quanti famosi escissero poi da questa nuova Accademia non è a dirsi, nè è proposito nostro il discorrere intorno a’ viventi, spettando a’ posteri dare di loro più securo giudizio. Noteremo soltanto deplorare ancora le arti venete la perdita di Odorico Politi e di Liberale Cozza intorno a quali potrannosi vedere gli elogi dettati dal Diedo e da mons. Bellomo, e piagnere eziandio le morti di Vincenzo Cliilone e di Antonio Roberti, vedutisti di nome, e che lasciarono opere pari alla fama da loro acquistata.