XV1I1 tt pretendenti. Che cofa vi fcopra I’Annaliila, lo argomenti il letto-» re dalle di lui parole: Fece quanto potè l'Imperatore, per troncare U »difcordia fuddetta; ma avea che fare con un Pontefice, che folamente h s'induceva a perdonare a chi era più potente di lui. Fin qui l’Articolo Xlll. di cui alla pag. 165. nell’Articolo XIX. iègue la continuazione, come appretto . » Quanto abbia perduto l’Annalifta nel Guicciardino, lo fa egli a-» gevolmente comprendere ai Lettori da qui innanzi. Sonovi fenza »dubbio altri Storici, e fra gli altri il Giovio gli può fare feorta fino » al 1547. in cui termina la fua Storia , giacché fino alla creazione di » Paolo III. gli ha fomminiftrato molto nella vita del Duca Alfonfo, »che morì il dì ultimo di Ottobre dell’an. 1534. 36. giorni dopo » Clemente VII. lafciando al figlio Ercole II. quella tranquillità, che » aveva egli fperato di godere lotto Paolo III. Ma nè il Giovio , nè » il Varchi , il Segni, l’Adriani, e tanti altri tutti infieme fono da » compararli al Guicciardino nell’ajuto, che può fperare uno Scrittore » delle cofe d'Italia. Quindi è, che in quelli Annali fi trovano per » l’avvenire compilati più avvenimenti fuor d’Italia, che dentro etta, » e molti anni rimangono affatto iterili delle cofe noitre. Il genio dell’ » Annalifta però è fempre il medefimo : onde colla fua maiììma di fe-» guir la verità, o quel ch’ei crede verità, adopra quegli iteflfcolbtv »nel dipingere i Sovrani dell’Europa, de’quali s’è collantemente fer-, » vito finora, e fegue a fervirfene in avvenire, ove parla de’ Roma-» ni Pontefici. Due gran Monarchi illuftrarono in quelli tempi la ilo-» ria colla loro emulazione, Carlo V. e Francefco I. e d’ambedue al-» le occafioni favella con quella libertà , che fi è refa troppo familia-» re. All’ Imperadore per altro fi dimoilra per lo più rifpettofo , e »lo difende, con aggravare i Pontefici, e il Re di Francia: del »quale ne parla in maniera, che offende anche i Succefiori, fe gli » viene il bello. »Ci ferva d’efempio ciò , ch’ei dice a piè dell’an. 1537. Cotanto » era infiammato di odio effo Re Francefco /. contro dell’ Augufio Carlo » V. che in quefi’ anno fpedì fuoi Oratori a Solimano , gran Signore de » Turchi per incitarlo a muovere guerra in Italia . E volere Dio , che » quefio Jolo efempio aveffe dato la Corte di Francia del fuo attaccamene » to al Turco in danno della Crifìianità. Che Francefco I. non lafcia-» to mai in pace dall’ emolo, non folo cercaffe ajuto dal Turco j ma »fi collegaffe anche cogli Eretici, onde grave danno ne venne alla » Cattolica Religione, ed a lui eterno biafimo, non può negarli ; trop-» po n’è certa, e collante la Storia. Ma quella feconda parte in » difpregio della Corte di Francia , chi la foltiene ? Morì Francefco » I. f an.