272- Annali d’ Italia: gran Signore Solimano a’danni dell’ Imperador Carlo V. e del Re a Ungheria b'ercknando , fuo Fratello. Reftò conchiufo fra loro , che il Barba-roil'a con potente Armata navale verrebbe nel Mediterraneo ad unirli co’ Franzefi; e che Solimano in nerfona con ducento mila combattenti continuerebbe I’acquiftodel Regno d’Ungheria. Ma perchè era di molto avanzata la llagione, fi differì all’Anno leguente l’effettuazione di sì obbrobriofo Trattato. Non erano afcofe a Papa Paolo HI. quelle mene del Re Franzefe, e ne provava gran pena pel nero turbine, che fo-prallava a tanti innocenti Crilliani, efpolli alla defolazion del paefe , o alla fchiavitù, e ad abiurar la Religione, e per l’evidente pericolo, che crefcefle la potenza Turchefca, a cui anche potea venir fatto di occupar qualche (ito importante nelle vifcere della Criilianità di Occidente . Scriife più Lettere , fpedì Legati, inculcando femore più ragioni e preghiere, per condurre i due emuli Monarchi alla Pace: tutto nondimeno indarno, rovefciando cadaun d’eifi fopra 1’ altro la colpa di tanti feoncerti, ed amendue ollinati ed accaniti 1’un contro 1’ altro. L’Anno fu quello, in cui pel buon maneggio di Giovanni Morone Fef-covo di Modena, infigne per la fua dottrina, prudenza, ed eloquenza, e Nunzio Pontifìcio in Germania, rimafero ¡'pianatele dilficultà fin-qui inforte intorno al Luogo, dove s’avea a tenere il Concilio Generale; e fi fifsò la rifoluzione di aprirlo nella Città di Trento .Sopra di che formò il zelante Pontefice Paolo nel dì n. dì Maggio una Bolla, rapportata dal Rinaldi, in cui informò tutti i ¿legni Cattolici , che nel dì primo del proiììmo Novembre fe ne farebbe 1' apertura nella Città l’ud detta. Di buon’ora fi fcatenarono i Proiettanti contra di quello fanto Decreto, quaiìchè doveffe da loro prendere legge la Chie. la Cattolica. Ma nè pur in quell’Anno fi potè dar principio a quella facra Aifcmblea per cagion delle guerre, che più che mai continuarono . Provossi in quelli tempi, fpezialmente nella Lombardia, il flagel- (a) l/nardi lo dell e Loculle, paffate dal Levante in Italia (a ). Erano alate, e più ^u'msìT £ran(^ delle lolite a vederli, perchè lunghe un dito; volando adom-Aicffandro bravano il Sole per lo lpazio d’uno o due miglia ; e dovunque palfava-s*;dì. no, faceano un netto di tutte 1’erbe ed ortaglie. Nota il Surio(^) , che in quello medefimo Anno la Slelìa e la Mifnia in Germania nel c otti Tientar, . Campana, tempo di State patirono lo itefib infortunio. Venuto poi il Verno , peri-Pna di Ftl. rono elle Loculle , ma infettando l’aria col loro fetore; e guai a chi non ebbe la cura di leppellirle . Tremuoti ancora fpaventofi riempierono di terrore nel Giugno di quell’Anno la Sicilia e la Tofcana, e caddero molti edilizj, e perir ono centinaia di psrfone, malìimamente nel-