<3o- 229 <>3> Follava cadauna quaranta pezzi d’artiglieria di bronzo, fra grossa e piccola, e molti archibugioni da posta. Avevano tre alberi verticali, oltre il così detto bompresso, ossia albero inclinato allo sperone da prua. Le vele erano tutte triangolari ossieno latine, ed i remi associati a tre per ogni banco, come appunto nelle galeazze da mercanzia, alle quali intendeva il Badoaro portare modificazione. Nel secolo XVII, le galeazze veneziane subirono una grande riforma, e ne troviamo il ragguaglio nelle opere del padre Coronelli. A noi basta riportare, che a’tempi di quell’operoso claustrale, i remi delle galeazze non più erano associali a tre per banco, ma invece disposti in serie continuata ai due bordi del naviglio. L’artiglieria era ridotta a 36 pezzi in bronzo, del peso totale di libbre venete 89,000. Una galeazza armata in guerra costava allora alla repubblica ducati 120,000 (franchi 373,000 circa), e l’annuo mantenimento d’armo, ducali 26,400 (franchi 82,000 circa), senza che fosse in tale somma compresa la spesa pel pane biscotto, per la polvere da guerra e per tutte le altre munizioni occorrenti. QUADRIREME Galea da guerra. Al Fausto dovette la marina veneziana anco questo legno. Addottrinato egli forse dall’ esperienza avuta pe’ risullamenti della quinquereme, volle migliorarne la condizione, ciocché potè conseguire, ideando una galera a quattro remi associati per banco, e distribuendone i banchi con parsimonia di spazio e con più consigliato artifizio. Codesta avvertenza è notata in un codice cartaceo del XVI secolo, esistente nella Marciana col titolo : Della historia delle guerre fra principi cristiani e maomettani, libri cinque di Gio. Luigi di Parma, ricordato dal Bossi nell’ elogio di Gio. Rinaldo Carli. GALIONE o GALEONE. Grande legno da guerra. Poderoso naviglio della vasta famiglia delle galere, ma che, da quanto è lecito congetturare, avrebbe qualche sommiglianza con 1’ odierno vascello, per grandezza, per forme, per possenti mezzi di difesa e pel numeroso equipaggio di cui andava armalo. Anche l’invenzione di questo legno, mai per lo innanzi qui fabbricato, è parto dell’ingegno feracissimo e immaginoso del nostro Vettor Fausto. Una lapida qui sopra ancora citata all’articolo 2?arce o Barze, ec. (secolo XV), ricorda il lancio all’acqua di due barxe e un galion, avvenuto nell’anno 1531. Ora se questi tre navigli fossero identici, come il nome ce ne assicura, a due barxe ed un galion de botte n.° 800 circa, de’quali venne ordinata la costruzione con un decreto 25 gennajo i525, bisognerebbe credere che la proposta del galeone fosse anteriore di un anno al-1’ altra della quinquereme, se il decreto per questa ultima abbiamo veduto portare la data 22 ottobre 1526, e quindi che abbiasi per allora preferito il costruire la quinque-reme anziché il galione. Neppure di questo legno a noi pervennero notizie positive, per cui asserir cosa alcuna sulla forma di sua costruzione, sulla forza delle armi e deH’equipaggio. Ciò non di meno da pochi indizi qua e colà raccolti, e dai confronti per noi fatti, possiamo stabilire parecchie verità, fra le quali, che il galione o galeone era naviglio atto alla guerra non solamente, ma servibile anco al commercio ; che galloni si aveano di più generi e differenti portale»; clic questo del Fausto era capace al carico di 12,000 salme ; che, nel-1J anno i5^5, 1111 galion veneziano, secondo le testimonianze dei nostri storici, fece il