10% Annali d’ Italia, in Sardegna. Buafone ne dirfiandò, e n’ ebbe foddisfazion da loro ^ dopo di che ottenne due altri Monaci da Monte Cafino , co’ quali fondò un Moniftero. Altrettanto fece un’ altro Re di quell' Ifola chiamato Torchitorio, colla fondazion d’ un’ altro Mmiftero. Pofcia il Papa e il Duca Gotifredo tanto operarono , che i Pifani foddisfecero al Moniftero Cafinenie , e gli promife-ro in avvenire rifpetto ed amicizia. L’ aver taluno creduto, che folamente nel Secolo feguente i Giudici della Sardegna prendelie-ro il titolo di Re, viene fmentito da quelli Atti? e da altre pruo-(x) Artìqu. ve da me recate nelle Antichità Italiane (a). Un’altro fatto J-‘-nLC; & vien raccontato da effo Oftienie, che ci fervirà a far conofcere 3 la diverfirà delle coie umane. Perchè erano nati de gli iconcerti nel Moniftero dell’ Ifola di Tremiti, dipendente dal nobiliffitno di Monte Cafino , il faggio e fanto Abbate Delìderio ne levò via Adamo Abbate, e diede quell’Abbazia a Trasmondo Figliuolo di Oderifio Conte di Marfi . Furono imputati quattro Monaci Tremitenfi da i lor compagni d’aver tentata la ribellion di quell’Ifola. Di più non ci volle, perchè il giovane Trasmondo Abbate faceffe cavar gli occhi a tre d’ effi , e tagliare ad uno la lingua. Al cuore dell5 Abbate Cafinenfe Deiiderio , uomo pieno di manfuetudine e di carità, fu una ferita la nuova di quefto ecceflo , si per la disgrazia di chi. avea patito , come per la crii, deità di chi avea dato quell’ ordine, e principalmente poi per 1’ infamia di quel (acro Luogo. Però frettolofamente accorfecolà, mife fotto afpra penitenza Trasmondo, e pofcia il cacciò di colà. Ma quel, che è da ftupire, diverfo fu il fentimento d’ Ildebrando Cardinale ed Arcidiacono allora della fanta Romana Chie-fa, che fu poi Papa Gregorio VII. Softenne egli , che Trasmondo aveva operato non da crudele, ma da uomo di petto, con aver trattato, come fel meritavano, que’maligni; e gli conferì anche in premio una migliore Abbazia , cioè la Cafaurienfe ; anzi da lì a non molto il fece ancora Vefcovo diBalva. Era allora il Cardinale Ildebrando il mobile principale della Corte Pontificia . Nulla fi face a lenza di luì, anzi pareva, che tutto folle fatto da lui: tanto era il fuo fenno , l’attività , e zelo, con cui operava, benché folle affili picciolo di ftatura, e 1’apparenza del corpo non rifpondeilè alla grandezza dell’ animo. Giacché il (b) Baronìus Cardinal Baronio ( b ) non ebbe difììcultà a produrre alcuni acu-Aanal. ti yerfi di S. Pier Damiano, nè pur’io l’avrò per qui replicarli. Ann^ <06, C° sì egli fcriveva al medefimo Ildebrando, fuo (ingoiare amico : Pa-