Anno MCXXXVII. 455 che di reftar molti d’ efii o trucidati o prigioni. Non volle fermarli 1’Imperadore ad efpugnar cjue’ Luoghi, e continuato il cammino, fu volentieri ricevuto da i Cittadini di Trani , che all’ arrivo fuo fmantellarono la Rocca di Ruggieri. Ed eilendo comparfe ventitré navi d’ effo Re con animo di rinforzar quel pre-iìdio , otto d’effe furono fommerfe , e 1’altre fi falvarono colla fuga . Tentò il Re Ruggieri coll’ efibizione di una gran copia d’oro di placar e guadagnare 1’ Imperador Lottario, ma il trovò lordo a quello canto. Intanto il Duca Arrigo paffato in Tofcana , per rimettere in pollo il Marchefe Eggelberto , o fia Ingelberto, nel piano di Mugello vinfe il Conte Guido , ribello d’ elio Marchefe , e col di* ilruggere tre fue Cartella , l’obbligò a riconciliarli con lui ( a ). (a) Annali. Accompagnato pofcia da elio Conte , affediò Firenze, e dopo aver--/2“1 Saxo' la coftretta alla refa, vi rimife il Vefcovo dianzi ingiullamente cacciato dalla Città. Da Piftoia , ove non trovò oppofizione, andò alle Cartella di San Genelio , e di Vico , che colla forza furono fottomeffe. Dopo aver diftrutta la Torre di Capiano, nido d’af-laftìni , s’inviò alla volta di Lucca con penfiero d’allediarla > ma interpollifi alcuni Vefcovi col fanto Abbate di Chiaravalle Bernardo , che chiamato era prima venuto a trovare il Papa, quel Popolo , a cui non erano ignoti i maneggi de’ lor nemici Pifani contra di loro, comperò la pace collo sborfo di una buona fomma di danaro. Scrive l’Abbate Urfpergenfe ( b), che il Duca Arrigo (l) Atta* fu invertito del Ducato di Tofcana dall’Augufto Suocero, verifi~U[{^'r9nic> milmente per le ragioni fpettanti alla Linea Ertenfe di Germania fopra gli Stati polleduti dalla Contefi'a Matilda in Italia . Inviatoli poi alla volta di Groffeto, efpugnò Hunjìam, forfè Siena , e diede alle fiamme i fuoi contorni . Alle chiamate di lui rifpofero con infolenza i Groffetanj ; ma affediata la loro Città , dopo aver prefo colle macchine di guerra un fortiffimo Cartello vicino, diede loro tal terrore, che non tardarono ad arrenderli. Trovoiiì o venne di Marzo in quella Città il Pontefice Innocenzo, ed onorato e fcortato dal Duca , con effo lui pafsò a Viterbo . Erano quivi per la maggior parte i Cittadini aderenti all’ Antipapa Anacleto j aveano anche diftrutta dianzi la vicina Città di San Valentino ; ma per le efortazioni del Papa , e per la paura del Duca fi arrenderono col pagamento di tremila talenti, intorno a i quali nacque diicordia, pretendendoli il Pontefice come podrone della Città, e il Duca per diritto di guerra . Giunti che furono a Sutri, quivi F f 4 Inno-