! ' v_,„; 532. Annali d' Italia. ñero di S. Dionifio , e vi fu afpro combattimento ; ma accorici l’Imperadore con altre molte (quadre, furono obbligati a retrocedere in fretta. Aveano eiTx Milanefi porta gente alla difefa dell’Arco Romano, che non era già un Cartello, come immaginò il Padre Pagi , ma una Fabbrica di quattro Archi con Tor- io Radevic. rione di l'opra (a), comporta di groifiilimi marmi fuori di Por-Ouo Moren. ta RornaníU alloggiavano quaranta Soldati, che per otto giorni bravamente vi fi mantennero ; ma non potendo refirtere al continuo tirare de’ baleftrieri , in fine fi renderono. Colà fopra fece poi l’Imperadere mettere una Petriera , che incomodava forte i Mil a ne fi ; ma querti con opporne un’altra , fecero sloggiare di là i Tedefchi . Non pochi altri fatti d’armi fuccederono , che io tralafcio . Crefceva intanto nella Città la penuria de’ viveri per la gran genre , che vi s’ era rifugiata. Entrò anche una fiera epidemia in quel Popolo , la quale mieteva le vite di molti. La Martefana, il Seprio, anzi tutte le Cartella e Ville del diftretco Milanefe andavano a facco , Scorrendo dapertutto i Tedefchi , con tagliar anche gli alberi e le viti , ma più de’ Tedefchi sfogando i Pavefi e Cremonefi la rabbia loro contro le cafe e tenute de gli emuli Milanefi. In tale ftato fi trovava la mifera Città , quando Guido Conte di Biandrate uomo l’aggio , e che per 1’ onoratezza fua era egualmente amato e ftimato da i Tedefchi , che da i Milanefi , entrato in Città con tal facondia perorò , che indurte que’ Cittadini ad implorar la mifericordia dell’ Augurto Sovrano . Vennero dunque i Confoli e primi della Città a trovare il Redi Boemia , e il Duca d’ Auftria , i quali inter-poftifi coll’Imperadore ottennero il perdono e la pace colle con- (b)Radev.de dizioni, che R.adevico dirtefamente riferifce (¿). Le principali Ge¡2. Fnder. furono di lafciare in libertà Como e Lodi ; di pagar nove mi-fcl) 'cd'ffarì Ia Marche d’argento, in oro, argento, ed altra moneta; (c) Anual Gì di dare trecento ortaggi; di rilafciare i prigioni ; che i ConSo-7Jom 6UhR7 ü Sarebbono confermati dall’Imperadore ; che il Comune di Mi-balìc,’ 1 lano dimetterebbe all’Imperadore le Regalie, come la Zecca, e le Gabelle ; che fi rimetterebbono i Cremafchi in grazia di erto Augurto col pagamento di cento venti Marche . Sottofcrit- (d) Ahbas ta che fu dalle parti quefta convenzione nel dì fette di Set-biCkfomco. tembre , 1’Arcivefcovo e il Clero colle Reliquie, i Confoli e la Otto Morena Nobiltà in verte pofitiva , co’ piedi nudi, e colle fpade fopra il rji. Lauden. coHo , e la Plebe colle corde al collo, vennero nel dì Seguente ¿Sii ""a chiedere perdono al vincitore Augurto (d)} il quale s’era al- io a-