o-» 235 <>£> Lapalandra si è cominciata a fabbricare dai Veneti a1 tempi della guerra di Candia, circa il 1649, togliendo il modello dalla Francia, ma però con varie rettificazioni ; venne dimessa durante la guerra di Morea, e precisamente nel 1689, quando il doge Francesco Morosini ebbe ad osservare, che la utilità ed il servigio dellepalandre, all’assedio d’una città marittima, restavano bilanciati dalla pena di dover con altri legni, non solamente proteggerle, ma di spesso tirarle a rimurchio, essendo incapaci, per la forma di loro costruzione, per l’ingente peso e per le proporzioni niente favorevoli a procurare velocità al corso ed obbedienza al timone, di seguire i convogli e di prestarsi alle rapide evoluzioni che si richiedono, o nella navigazione, o nelle svariate azioni di guerra. GALERE DEL MOROSINI. 11 Peloponnesiaco, che suggeriva l’abbandono delle palandre, come teste notammo, ideò di supplire al servizio di quelle, con l’intendimento di avere un’ arma egualmente efficace, ma collocata sur un naviglio pronto e facile alle manovre di mare. Sulla prua delle galere ordinarie, previe le necessarie investizioni (rinforzi), fece adattare un mortaro da 5oo, e così ottenne lo scopo che prefiggevasi, a prezzo però di aver minorata la velocità della galera stessa, divenuta più pesante in quella sua estremità e di maggiore immersione ; ma questo difetto era grandemente compensato dal servizio che un legno siffattamente provveduto andava prestando. La modificazione del Morosini è tanto essenziale che meritava quest’apposito articolo. GALEAZZA DA GUERRA RIFORMATA. Scrivendo della galeazza da guerra del secolo antecedente, dicemmo che in questo secolo XVII subì una grande riforma. Ora soggiungeremo che pel fatto in quest’ età la galeazza da guerra divenne un legno quasi diverso dall’antico; il perchè crediamo dover ritornare al proposito. I remi, oltreché disposti in serie continuata ai due bordi, e non più combinati a tre per scalmo, come sulle mercantili e su quelle del Badoaro, vennero portati al numero di 49, manovrati cadauno da 7 uomini, ed eran lunghi piedi 42 (metri 14,616) compreso il manubrio. La galeazza riformata era lunga piedi i45 (metri 5o,46o), larga piedi 21 (metri 7,3o8) e con le opere morte piedi 37 (metri 12,876). Portava tre alberi con vele da taglio o latine, e nella cima di queste stavano le gabbie o coffe per le vedette. Oltre i 343 remiganti, vi erano 200 soldati co’loro uffiziali, 60 marinari, un ammiraglio, un comito, un pedota, uno scrivano, un chirurgo (barbiere), un medico, quattro capi bombardieri, otto bombardieri, due remai, quattro calafati e quattro marangoni {falegnami) In aggiunta poi eranvi a servizio del governatore (comandante della galeazza) e del nobile, un cappellano, un computista, con uffiziali e ministri, in guisa che l’equipaggio in complesso era non minore di 700 uomini. L’artiglieria consisteva in 36 pezzi in bronzo, cioè : A prua Due colombrine Due colombrine Sei falconi . . da 5o da 3o da 6