Anno MCLIX. tefche l’Augurta Tua Conforte Beatrice , e Arrigo il Lione Duca di Baviera e SaiTonia fuo Cugino. (a) In fatti calarono eiìì, me-(*) Radevìe. nando feco una poifente Armata. Di copiofi rinforzi ancora con duffe Guelfo Principe di Sardegna , Duca di Spoleti, Marchefe di cip. '38. Tofcana , e Zio d’effo Arrigo. Si ftenae Radevico nelle lodi di queiti due intigni Principi, che per brevità tralaicio, ma meritano d’effer lette da chiunque ama l’onor dell’Italia, giacché a-mendue traevano il lor fangue dall’Italia, cioè dalla nobihffima Cafa d’Eite. Allora fu, che i Cremonefi coll’offerta d’undici mila talenti ( forfè Marche d’argento) indù (Fero llmperador Federigo all’affedio, e alla diftruzione di Crema, contra della quale -immenfo era il lor odio. (/>) A dì 7. di Luglio imprefero gli fteffi (b OttoMo-Cremoneiì 1’affedio di quella Terra, e colà dopo otto giorni vi r["udt^f‘ comparve ancora l’Imperadore colla fua poteritiffima Armata, e fi diede principio alle offefe . Confidato il Popolo Cremafco nelle buone mura e fortificazioni della lor Terra , rinforzato ancora da quattrocento fanti, e da alquanta cavalleria inviata da Milano, fi accinfe ad una gagliarda difefa. Venne poi Federigo a Lodi, parte per far curare il male d’una fua gamba, e parte per impedire a i Milanefi il portare foccorfo alcuno a Crema. Di concerto con lui i Pavefi entrarono nel dirtretto di Milano, mettendolo a Sacco; ma ufciti i Milanefi diedero loro addoffo, con farne molti prigioni: quando éccoti, mentre ritornavano vittoriofi , sbucare il medefimo Im-peradore da un’imbofcata , che li mife in fuga; e non Solamente ricuperò i Pavefi, ma prefe ben trecento Cavalieri Milanefi, mandati pofcia da lui nelle carceri di Lodi, e di là trafportati a Pavia. Diffufamente deScrive Ottone Morena il famofo affedio di Crema. A me bafterà di dire, che Se i TedeSchi, Cremonefi, e Pavefi intorno a quella Terra fecero di molte prodezze per vincerla , non minori furono quelle de gli affediati per difenderla. Le teftuggini, le catapulte, i gatti, 1 mangani o le perriere d’ ogni forta ebbero di gran faccende in tal congiuntura. Pm di du-gento botti piene di terra portate alla foffa diedero campo ad un altiffimo Cartello di legno, fabbricato da i Cremonefi per avvicinarli alle mura. Ma i mangani de’Cremafchi fulminavano grof-Se pietre, che lo miSero in evidente pericolo di romperli. Allora cadde in mente a Federigo una diabolica invenzione , cioè di far legare Sopra elio Cartello gli ortaggi de’Cremafchi, ed alcuni Nobili Milanefi prigioni ? acciocché vinti dalla compaffìone de’Figlir noli