àtS« - Anno MCCLXX; 395 poco appretto il Cardinale Legato Radolfo , con altri Nobili. Ed infermatoli lo fteffo Re fanto Lodovico, nel dì 25. d’Agofto con ammirabil coftanza d’animo, raffegnazione al volere di Dio, e atti di foda Pietà , volò a ricevere in Cielo quella Corona, eh’ egli amò e defiderò più che l’altra della Terra, lafciando in una total cofternazione l’Armata Tua. Arrivato in quefto tempo il Re Carlo con una potentiifima Flotta, rincorò gli animi abbattuti, e fatto dichiarare Re di Francia Filippo Figliuolo primogenito del defunto Re, ottenne, che fi ftringeffe d’affedio la Città di Tunifi. Durò circa tre Meii quefta imprefa con varie fcaramuccie ; e veggendo il Re Saraceno 1’oftinazion de’Criftia-ni, fi riduffe in fine a pregar di pace, o tregua (a), e quefta (a) Caftan fu conceduta, per poterfi tirar con onore da quel pael’e. L’ac- ^™j-[ cordo fu ftabilito , con obbligarfi colui di sborfare cento cinque Tom. PJ. mila Fiorini d’oro, o pure oncie d’oro, da pagarfi la metà di R". Italie. prefente , e l’altra fra due anni; di liberar tutti gli Schiavi Criftiani ; di permettere l’efercizio libero, e la predicazion della Religione di Crifto; e finalmente di pagar da lì innanzi annualmente al Re di Sicilia quaranta mila Scudi di tributo. Il che fatto, nel dì 28. di Novembre tutto l’efercito Franzefe e Siciliano s’imbarcò, e voltò le prore alla volta della Sicilia. Il non avere il Re Carlo moftrato alcun penfiero di foccorrere Terra fanta , al quale oggetto s’ erano impofte tante contribuzioni a i Popoli e alle Chiefe, e tanti aveano prefa la Croce, diede motivo ad una univerfal mormorazione, gridando tutti, ch’egli u-nicamente per fuo vantaggio, e per renderfi tributario il Regno di Tunifi, avea promolTa la Crociata, ed eccitato il fanto Re Fratello a fermarfi colà. Sopra tutto fe ne ftomacò, e ne fece dell’afpre doglianze Edoardo Principe d’Inghilterra, il quale nel tempo dello fteffo trattato arrivò a Tunifi, e veleggiò pofeia verfo di Accon, per dare un vero compimento al fuo voto. Ma nel ultimo giorno di Novembre arrivata la Flotta Franzefe e Siciliana alla vifta di Trapani in Sicilia, fu forprefa da sì orrida tempefta, che la maggior parte o reftò preda del mare, o andò a romperfi in terra colla morte , chi dice di quattro , chi di molte più migliaia di perfone, e colla perdita del danaro pagato da i Saraceni, e d’altri innumerabili arnefi. 11 Continuato-re di Caifaro, allora vivente, fcrive, che vi perirono inftniri uomini. Trovavanfi in quell’Armata ben dieci mila Genovefi , parte per combattere colle lor navi centra de gl’infedeli, e parte